martedì 14 gennaio 2020

Cauzione a 39 mesi obbligatoria - Circolare ministero Interni


Con circolare Ministeriale del 16 dic 2019, che passa inosservata per le festività natalizie, vengono definiti dal Ministero degli Interni i nuovi parametri per la cauzione per le autorizzazioni art 134 TULPS.

Per farla breve, tutte le fideiussioni dovranno essere stipulate a 39 mesi....perchè 39?

Il TULPS recita che dal momento di fine attività di una agenzia e/o istituto la cauzione debba coprire a garanzia i tre mesi successivi alla chiusura, quindi, secondo il DM 269/2010 il periodo di rinnovo è a tre anni, cioè 36 mesi, e 3 mesi di garanzia...totale 39.

Ora è molto interessante che cio' avvenga a cavallo delle feste natalizie ma...cio' non ci spaventa...noi abbiamo gia' risolto per tutti i nostri associati!!!!


Abbiamo stipulato una stupenda convenzione assicurativa fideiussoria a norma con la nuova disposizione del Ministero per i 39 mesi!!!

A chi interessa la Circolare completa è nella nostra biblioteca.

Ovviamente chi ha bisogno della copertura a 39 mesi puo' contattare l'associazione.

http://www.leonardointelligence.it/associazione_iscriversi.html


Buon lavoro a tutti
Ten. Rabita
Presidente Leonardo Intelligence
www.leonardointelligence.it  

venerdì 6 dicembre 2019

Congresso Nazionale 5 Dic - Ringraziamenti

Leonardo Intelligence

Vorrei iniziare i ringraziamenti parlando prima di numeri. I numeri in questo caso sono importanti per far percepire qual'è stata la portata del Congresso.

I nostri canali di comunicazione sono principalmente facebook e Instagram che hanno un sistema molto efficiente e molto credibile di report, che vi mostro:


 
Dal momento della pubblicazione del congresso fino al 4 dicembre, il giorno prima, il post ha avuto in totale, facebbok e instagram insieme:
- 20517 visualizzazioni.
- 994 interazioni con il post, di cui: 408 tra "mi piace", commenti e condivisioni e 586 click di lettura.

Certo, per gli influencer del web che hanno milioni di follower questi risultati fanno ridere, ma per noi sono un grande risultato. Sopratutto perchè la nostra pagina facebook conta solo 1200 iscritti e instagram solo 62 follower. Una cosa tipo il mio condominio e i parenti.

In ogni caso abbiamo avuto:
- 600 richieste informazioni
- 360 iscrizioni totali
- 291 partecipanti effettivi risultanti dalle firme sul foglio presenze.

I posti a sedere erano 286 e alcune persone sono andate via prima ed hanno lasciato il posto alle persone in attesa in overbooking.
Mi scuso dei no che abbiamo dovuto dire a chi voleva partecipare e le disdette che ci siamo trovati a dover inviare a chi attendeva in overbooking. Ci è dispiaciuto molto farlo.
Sono contento della risposta all'evento sopratutto perchè è evidente che l'argomento interessa, interessa capire di più del settore investigativo e della sicurezza e interessa sapere chi c'è dietro questo mondo.

Con la giornata di ieri abbiamo voluto mostrare le tante facce di questo bellissimo lavoro fatto da persone normali che lavorano in un settore difficilissimo destreggiandosi tra normativa, clienti, istituzioni, sanzioni e che nel loro piccolo compiono gesti quasi eroici.

Detto questo...vorrei passare a ringraziare:

  • la bellissima Sede Istituzionale, ringraziamo infinitamente tutto il personale dell'Auletta dei Gruppi Parlamentari della Camera dei Deputati;
  • i magnifici relatori (in ordine di intervento):
    - il Sen. Cataldi che ha creduto nel nostro progetto;
    - il nostro Consigliere A. Pedicone;
    - l'Avv. G. Cracas;
    - il Dott Leonardi;
    - all'amica Avv. Prof.ssa F. Federici ed al suo indispensabile sapere;
    - all'Avv, Storani ed alla sua invidiabile conoscenza del diritto;
    - allo straordinario Dott. de Gioia che non ha bisogno di complimenti ma mi si lasci dire che con la sua Ars Dicendi incanta e diverte rendendo attraenti argomenti complessi;
    - un ringraziamento speciale all'Avv. Ylli Pace ed al suo indispensabile supporto.
Per quanto mi riguarda chiedo scusa se sono stato visto correre continuamente su e giu' per l'aula ma, credetemi, l'organizzazione è stata un'impresa titanica.

Grazie a tutti
Ten. Rabita
Presidente della Leonardo Intelligence

venerdì 22 novembre 2019

Licenziabile dipendente che non avvisa delle irregolarità del collega

Cassazione, sentenza 30558 del 22.11.19




La Suprema Corte di Cassazione questa volta ci stupisce con una sentenza che farà discutere.

Oggi, in data 22 Novembre 2019, siamo molto probabilmente i primi in assoluto a pubblicare la notizia sulla sentenza, la Corte di Cassazione ha sentenziato che:

Licenziabile per giusta causa il dipendente che non avvisa l’azienda delle irregolarità dei colleghi.

Con la sentenza 30558/19 del 22 novembre la Cassazione ha accolto il ricorso di una società nei confronti di un lavoratore che era a conoscenza di prassi irregolarI - pur senza parteciparvi - e delle quali non aveva informato il superiore gerarchico.


L'azienda, nel caso di specie, una volta evidenziati i problemi al proprio interno, ha deciso di licenziare i dipendenti colpevoli di alcune irregolarità....ma non è tutto. La decisione di licenziamento ha colpito anche quel dipendente che non aveva materialmente commesso azioni non lecite ma che, facendo parte dello stesso ambiente di lavoro, era a conoscenza di quello che stava succedendo.

Ovviamente il caso per licenziamento ingiusto arriva fino in Cassazione. La Suprema Corte sorprende tutti e dice che la cosa si puo' fare.

Le motivazioni della Cassazione fanno riferimento all'obbligo di fedeltà da parte del dipendente. La fedeltà del dipendente non è da ritenersi un'appendice trascurabile, anzi, non solo il lavoratore non deve tenere comportamenti lesivi nei confronti del proprio datore di lavoro che danneggino direttamente o indirettamente l'azienda, ma, dice la Cassazione:

...anche dalle condotte che creano situazioni di conflitto con gli interessi dell’impresa.



Secondo i giudici, il criterio di diligenza non deve essere commisurato soltanto al tipo di attività che è oggetto della prestazione, alle mansioni e alla qualifica professionale del dipendente, ma deve correlarsi in una prospettiva più ampia che travalichi i caratteri dell'attività lavorativa in senso stretto e tutelare l’interesse dell'impresa.

Deve essere quindi valutata la specifica mancanza commessa dal dipendente, valutata anche nella sua portata soggettiva, perchè potenzialmente idonea a far venir meno la fiducia che il datore ripone nel proprio dipendente.

Quindi, l’obbligo di fedeltà impone ovviamente di astenersi da comportamenti vietati ma, ad oggi dopo questa sentenza della Cassazione, non bisogna sottovalutare che tacere su condotte di colleghi che creano situazioni di conflitto con gli interessi dell’impresa, possono portare al licenziamento per giusta causa.

Dott. A. Pedicone
Consigliere Studi Legislativi
Leonardo Intelligence
www.leonardointelligence.it  

mercoledì 20 novembre 2019

Investigazioni e Sicurezza: ABUSIVISMO. Mancano le norme!

L'abusivismo nel settore investigativo e della sicurezza è una realtà consolidata, non una teoria.

È un male subdolo che corrode il settore dall'interno perché purtroppo una delle radici dell'abusivismo è nella forma amministrativa del settore stesso. Direi che una delle cause dell'abusivismo è l'ignoranza normativa del settore ma susciterei i dispiaceri di molte persone.

Il risultato è: servizi di controllo, abusivi, venduti a strutture inconsapevoli a prezzi da fame; servizi investigativi, di abusivi, venduti a persone che per risparmiare non guardano alle autorizzazioni; addirittura servizi di vigilanza, di strutture abusive, che impiegano finte guardie giurate con divisa e una pistola giocattolo nella fondina!!!

Sembra impossibile ma è la realtà. Purtroppo è difficile per gli enti di controllo vigilare su tutte le situazioni ed intervenire per la repressione, le cause sono principalmente due:
  1. gli uffici di polizia amministrativa sono ingolfati di lavoro. Un ufficio di polizia amministrativa si occupa di centinaia di cose tra le quali: passaporti, licenze, autorizzazioni, porto d'armi...è tanto altro. È impensabile che possano dedicarsi al solo settore investigativo e della sicurezza.
  2. la natura stessa del lavoro, per le investigazioni principalmente, rende molto difficile l'accertamento del comportamento abusivo. La polizia amministrativa dovrebbe cogliere sul fatto il trasgressore, per esempio, pedinando e documentando il momento in cui di fatto viene messo in opera. Teoria coerente...ma nei fatti è praticamente impossibile.
Nel corso del tempo non si è fatto nulla per reprimere questo fenomeno, parte del problema potrebbe essere alleviato se finalmente si rilasciasse un tesserino di riconoscimento ai Titolari di agenzia investigativa ma, considerando quello che succede nella sicurezza, sappiamo che neanche questo effettivamente risolverebbe le cose.

Ad aggravare le cose con la legge del 30/10/2014 n161 art.5 pubblicata su GU del 10/11/2014 ed entrata in vigore il 25/11/2014 e' stata apportata modifica all'art. 134-bis inserendo un "comma 2-bis" che recita:
 «2-bis. Ai fini dello svolgimento dei servizi transfrontalieri  e
di quelli temporanei di  investigazione  privata  e  di  informazioni
commerciali,  le  imprese  stabilite  in  un   altro   Stato   membro
dell'Unione  europea   notificano   al   Ministero   dell'interno   -
Dipartimento della pubblica  sicurezza  le  attivita'  che  intendono
svolgere nel territorio  nazionale.....».
Cosa vuol dire?
  1. Che il 70% dei paesi membri UE non hanno una licenza come quella italiana. E' una semplice richiesta da fare, nella maggior parte dei casi , alla polizia locale che rilascia direttamente l'autorizzazione
    - non ci sono cauzioni;
    - non c'e' l'obbligo di ufficio;
    - non c'è il registro degli affari;
    - non c'è l'obbligo di comunicazione delle tariffe;
    - non ci sono controlli amministrativi;
    - non c'è un mandato
    ;
    ..........ecc.


  2. Un'agenzia della UE che deve fare un servizio in Italia, secondo il 134-bis comma 2,  manda una richiesta al Ministero Interni Italiano che, nel caso non dovesse rispondere entro 10gg, ci si troverebbe nella liberta' di operare sul nostro territorio.
È evidente solo a me la possibilità ABUSIVA?

In Italia prendere una licenza è difficile. No problem. Vado all'estero (es: paese dell'est) dove non chiedo molte cose, mi apro tutto, trovo un sevizio in Italia, scrivo al Ministero Interni, che tra le tante cose da fare molto probabilmente non risponderà, e da quel momento sono libero di lavorare in Italia!!!


Pensate sia tutto? Non siamo neanche all'inizio.

Il 2018 è stato molto interessante perché la Corte di Cassazione ha delibero che, qualcuno con licenza 115 (intermediazione) puo' di fatto vendere servizi di sicurezza direttamente senza che l'istituto art 134 abbia contatti diretti con il mandante!

Trovo questa cosa agghiacciante!

Per fortuna il Ministero degli Interni ha emesso una circolare dove spiega che questa interpretazione è discutibile perchè agli autorizzati 115 non vengono chieste le stesse garanzie degli autorizzati 134...ma essendosi espressa la Cassazione ci dobbiamo aspettare sicuramente che qualcuno utilizzi l'art 115  TULPS per fare di fatto investigazioni.

In ogni caso....se lo vengo a sapere li denuncio personalmente.

Chi volesse leggere la circolare del Ministero Interni la trova qui.

Perchè questa cosa è grave?

È come se una società di servizi si occupasse di trovare assistiti ad un avvocato e l'avvocato dovesse difendere il proprio assistito senza mai incontrarlo e senza avere avuto alcun mandato diretto.

Sarebbe interessante sapere che ne pensa il COA di una cosa del genere...a parer mio sentiremmo tremare la terra.

Forse il problema principale e causa dell'abusivismo nel settore investigativo e della sicurezza è che manca un ente garante intermedio.

Per esempio COA ha saputo negli anni regolamentare, normare e guidare la professione di avvocato ed ha saputo rendersi Garante della professione perseguendo, sanzionando e reprimendo tutti coloro che danneggiavano il settore legale e la figura professionale dell'avvocato, allo stesso modo, anche il settore investigativo e della sicurezza avrebbe bisogno di un Albo.

Servono norme che garantiscano il settore investigativo e della sicurezza e serve una voce autorevole di categoria, un albo, che garantisca le linee guida del settore evitando che chiunque vi si pronunci danneggiando consapevolmente o inconsapevolmente il settore.

Al congresso che abbiamo organizzato il 5 dicembre alla Camera dei Deputati parliamo anche di questo. Potete trovare tutte le informazioni sul congresso e il modulo di adesione sul nostro sito www.leonardointelligence.it

Ten. Rabita
Presidente 
Leonardo Intelligence
 www.leonardointelligence.it 

giovedì 14 novembre 2019

Sì alle riprese in casa se l'autore è presente e non filma scene di vita privata.



Privacy - Cassazione
Sentenza 46158 del 14.11.19

La Suprema Corte di Cassazione ha sentenziato con sentenza num. 46158 del 14.11.19 che è possibile effettuare riprese in ambiente domestico purché la persona sia autorizzata, presente al momento delle riprese e non filmi scene di vita privata.

Secondo la Suprema Corte, l'intromissione illecita è quella esercitata da un estraneo il cui intento sia violare l'intimità e il disvalore penale non è ricollegabile alla mera assenza del consenso da parte di chi viene filmato.

Nel caso di specie, è stata assolta la persona che effettuava le riprese per dimostrare l’esistenza di un rapporto di lavoro, la persona risultava autorizzata all’accesso e non aveva filmato scene di vita privata, in questo modo si è escluso il carattere indebito della ripresa che di fatto era stata raccolta per una ristretta utilità.

Dott. A. Pedicone
Consigliere Studi Legislativi
Leonardo Intelligence
www.leonardointelligence.it  

martedì 12 novembre 2019

Il gioco di squadra nelle investigazioni e nella sicurezza non esiste

"Il gioco di squadra nelle investigazioni e nella sicurezza non esiste. È il problema principale del settore. Non si riesce a fare gruppo ed ogni Titolare pensa per se."



È una cosa che mi sono sentito dire migliaia di volte in questi anni da tanti, anzi, tantissimi Titolari ed imprenditori che fanno parte del settore investigativo e della sicurezza, anche se, questa lamentela sembra non aver scosso realmente mai nessuno.

È vero nel settore investigativo e della sicurezza non si riesce a fare gruppo. Mi sono chiesto per anni quale fosse la causa fondante:

  1. la prima è da ricercarsi probabilmente nell'indole di chi si avvicina a questo settore. L'investigatore privato è un po' un lupo solitario che riesce con sudore e fatica a crearsi un proprio focolare lavorativo ed ha paura nell'avere a che fare con altri lupi perché pensa che gli possano togliere prede. La diciamo più semplice: i Titolari non si fidano degli altri Titolari perchè hanno paura gli freghino i clienti.
  2. il secondo problema è il rapporto di odio-amore con la Prefettura. Il Titolare ama la Prefettura perchè rilascia la licenza ma la vede anche come un censore inflessibile.
    Sono cose che non vengono mai dette ma, nella vita e nelle priorità del Titolare, c'è il desiderio di coltivare un rapporto sempre più stretto e amicale con la Prefettura perché spera che nell'ora della prova questa sia clemente e mitighi le sue decisioni sanzionatorie.
    Diciamola facile...il Titolare ha paura della Prefettura e se riesce ad avere un buon rapporto lo tiene segreto ed ovviamente non lo condivide con altri.
  3. il terzo problema è il sentito dire. L'investigatore privato è un lavoro operativo e quest'indole dinamica talvolta poco si concilia con lo studio teorico classico. Questo diventa un problema di default quando bisogna studiare, aggiornarsi, approfondire e/o condividere! Migliaia di volte ho sentito dire "ho sempre fatto così" oppure "ma quello lo fa e non gli è mai successo niente".
La miscela di queste tre cause produce problemi reali, nell'attuale momento storico che stiamo vivendo nel settore investigativo e della sicurezza. Quali?

  • l'incapacità di fare lavoro di squadra e quindi di fare "categoria" e di conseguenza l'impossibilità di progettare miglioramenti normativi del settore;
  • l'impossibilità di standardizzare le competenze e le conoscenze;
  • l'impossibilità di confronto nella categoria per capire quali sono i problemi da superare per migliorare e aumentare il lavoro di tutti;
  • l'impossibilità di lavorare sull'immagine professionale dell'investigatore privato per dare più credibilità alla categoria e sviluppare la fiducia dell'utenza;
  • l'impossibilità di proteggere e standardizzare i percorsi formativi, ad oggi vera piaga del settore, con corsi di laurea scollati dalla realtà ed un panorama corsi organizzati da chiunque, che hanno di fatto invaso il mercato, che non preparano alla professione, ma che hanno il demerito di confondere chi si vuole avvicinare a questo lavoro.
Quando ho fondato la Leonardo Intelligence avevo un sogno, volevo far capire all'Italia quanto fosse bello ed importante il lavoro dell'investigatore privato e degli operatori sicurezza e pensavo che con il supporto ed il lavoro di tutti quelli che lavoravano nel settore questo si potesse fare.

È il momento per cambiare! Oggi è il giorno perchè tutto questo cambi.

Il congresso che abbiamo organizzato il 5 dicembre alla Camera dei Deputati è il punto di partenza per un nuovo modo di fare questo lavoro e far parte di questo settore.

Finalmente le istituzioni stanno timidamente guardando dalla nostra parte e questo è il momento per far vedere che c'è ed esiste una categoria compatta unita, che studia, professionale e che ha tanta voglia di fare e di crescere...l'investigatore privato del 3° millennio (#InvestigatorePrivato3M).

Bisogna alzarsi e fare qualcosa di concreto per il settore,
non c'è più tempo per rimandare,
 non bisogna perdere questa occasione,
non bisogna mancare a questo congresso!

Potete trovare tutte le informazioni sul congresso, la locandina e il modulo di adesione a http://www.leonardointelligence.it/formazione_seminari.html

Vi aspetto tutti.
Ten.  Rabita
Presidente della Leonardo Intelligence

lunedì 30 settembre 2019

GPS - AGGIORNAMENTI SUL TEMA

Per quanto si parli, nei tanti corsi che girano, di investigazioni e l'utilizzo di GPS non sembra che l'argomento sia stato ben capito sopratutto da chi propone i corsi. Il risultato è un aumento diffuso della incomprensione della materia e il consolidarsi di leggende metropolitane sbagliate e forvianti.



Inoltre, "lasciate ogni speranza o voi che" partecipate, se sperate di avere aggiornamenti normativi che spieghino o decodifichino l'utilizzo del GPS alla luce delle continue modifiche normative anche, e non in ultimo, in termini privacy.

Per l'utilizzo del GPS in ambito investigativo, nella interpretazione più aggiornata e per non rischiare di inciampare in nessuna rivalsa e/o denuncia, bisogna tenere presente 2 principi:
1) titolarità;
2) diritto sul bene.

LA TITOLARITA'
Che cos'è e che significa. Se non sapete cos'è o non ne avete mai sentito parlare, eppure, siete un assiduo/a frequentatore/rice di corsi ispirati alle investigazioni o addirittura lavorate nel settore investigativo da decenni....andate ad accendere un cero a Sant Antonio perchè di grazie ve ne ha già fatte una montagna, per non essere stati denunciati.

Per titolarità intendiamo in primis il titolo a richiedere una investigazione, o meglio, il diritto civile nei confronti di un soggetto giuridico o persona fisica verso i quali si vogliono far valere i propri diritti anche, ma non obbligatoriamente, in sede legale.

In fase di colloquio preliminare con il cliente, l'investigatore privato, dovrebbe valutare la titolarità del futuro cliente e decidere di non accettare il caso in mancanza di titolarità.

Es. Un mamma chiede di seguire un compagno di scuola del figlio perchè vuole capire che fa...in questo caso manca completamente il titolo.

Una volta accertato il titolo per intraprendere una investigazione, questa analisi, non dovrebbe finire qui ma si dovrebbe estendersi a tutto il periodo del rapporto con il cliente...una di queste estensioni riguarda proprio l'utilizzo del GPS.

DISPONIBILITA' DEL BENE
Ma quindi, è possibile installare il sistema di pedinamento alternativo così come indicato dal codice? SI....ma solo quando il mandante ha la disponibilità del bene.

La disponibilità del bene, non è solo la proprietà, ma anche il lecito utilizzo, Questo, può essere accertato: per accordo iscritto, derivando l'effettiva disponibilità e/o considerando modi e periodicità di utilizzo.

Attenzione...è da sottolineare che, nel cao di installazione del GPS, la disponibilità del bene è quella del MANDANTE, non della persona da investigare!

Facciamo un esempio semplice: moglie chiede di seguire marito con gps. I due sono in separazioni di beni, il marito si è comprato la macchina e la guida da sempre, solo lui...si potrà mai mettere il gps in questo caso? Rispondo io. No!

Se invece nello stesso caso...la moglie avesse avuto la disponibilità del bene accordata dal marito, esempio usa la macchina per andare a fare la spesa o per andare a prendere i figli a scuola, quindi la disponibilità lecita del bene è di fatto condivisa e non sussiste un utilizzo esclusivo della macchina allora, solo in questo caso, si potrebbe considerare l'applicazione del GPS....sempre con le dovute riserve legate al caso specie.

Un'altra cosa risulta particolarmente importante nell'installazione di un GPS, sopratutto alla luce di alcune sentenze della Suprema Corte di Cassazione, nel caso che il sistema di gps abbia più funzionalità, tipo la ripresa audio video ed altre funzioni aggiuntive, seppur installato debitamente seguendo il principio di titolarità e disponibilità del bene, ci si potrebbe trovare denunciati in virtù della nuova legge sulle intercettazioni. La Suprema Corte dice che: è lecita l'installazione di un sistema GPS (nei casi di titolarità) per risalire alla posizione geolocalizzata ma il terminale non deve essere in grado tecnicamente di catturare suoni e/o immagini perchè si tratterebbe di intercettazione.

Il lavoro delle investigazione è una cosa seria...studiate!

Ten. Rabita
Presidente Leonardo Intelligence

mercoledì 10 luglio 2019

Per modificare l’assegno si può sapere dal Fisco quanto guadagna la ex-moglie



Per far modificare l’assegno di mantenimento si può chiedere al fisco quanto guadagna la ex-moglie secondo la sentenza n.29/2019 del TAR del Lazio nella sezione distaccata di Latina.

Proposta nei confronti del coniuge la domanda per la revisione degli accordi divorzili, diventa soggettivo il diritto d'accesso alla documentazione redditualei per chi ha l’interesse e diritto di difendersi in giudizio.

Nel caso di specie è il Tar del Lazio ad ordinare al Fisco di provvedere al rilascio su richiesta dell'interessato le carte entro trenta giorni ed il tutto perché, con il nuovo codice del processo amministrativo, si sancisce il diritto all’ostensione degli atti amministrativi da parte di chi ha un interesse qualificato.

Il ricorso dell’ex marito quindi viene accolto perché la domanda di ostensione non proviene da un quisque de populo (uno qualunque) ma da un soggetto che ha un interesse attuale e concreto nel curare i propri interessi in giudizio e necessità di tutelarsi, conoscendo la posizione finanziaria del coniuge e consultando i documenti nei quali emergono i redditi e i patrimoni.

Quindi, nell'obiettivo del richiedente di suffragare la domanda di modifica per i provvedimenti adottati in sede di divorzio, il Tar del Lazio sez. di Latina ha aggiunto che, il diritto di acquisire le copie della dichiarazione dei redditi è sancito dagli articoli 3, 24 e 97 della Costituzione secondo cui l’amministrazione deve fornire l’informazione qualificata.

Dott. A. Pedicone
Consigliere Studi Legislativi
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giovedì 4 luglio 2019

Facebook, detective e Cirinnà tolgono l’assegno all’ex che ha un nuovo convivente.

Sentenza Tribunale di Ancona n. 1148 del 21.6.19

 



Nel corso di un giudizio di separazione e quantificazione dell’assegno di mantenimento, un uomo ha fatto controllare la ex moglie dagli investigatori privati. Questi ultimi hanno dimostrato che la donna convive con un nuovo compagno grazie a Facebook.

Le investigazioni private tese a determinare la nuova relazione della ex-moglie sono partite  notando che la stessa, su Facebook, si dichiarava come sentimentalmente “impegnata”.

Gli investigatori hanno fatto seguire immediatamente un'attività di osservazione e pedinamento.

L’esito dell’indagine ha consentito all’uomo di non dover versare un assegno divorzile alla donna in quanto, grazie alle evidenze dell'attività investigativa si è riusciti a dimostrare che, questa vive stabilmente con il nuovo compagno.

Determinante è stata la testimonianza del Titolare dell’agenzia investigativa che  ha potuto riferire su quanto raccolto e sulla nuova vita di coppia della donna che fa venir meno gli obblighi economici a carico del marito.

La ex-moglie è stata letteralmente inchiodata dagli 007-privati che hanno dimostrato che la donna usciva tutti i giorni al mattino dalla casa del compagno per lavoro, tornava a casa per la pausa pranzo, tornava a lavoro per il pomeriggio, rientrava a casa dopo il lavoro dal nuovo compagno, usciva per fare la spesa, usciva per gettare l’immondizia e, infine, la sera parcheggiava la propria auto nei paraggi della casa del compagno per riprenderla solo la mattina dopo.

Anche se tutto questo non è bastato. 

Qui è stata determinante la raccolta informativa dell'investigatore privato che ha notato la coppia frequentare insieme una scuola di ballo, cene serali al ristorante e così via.

Fra loro, dunque, è stato dimostrato esserci molto di più di una mera frequentazione senza impegno. Anzi: i testimoni portati dalla richiedente sono entrati molte volte in contraddizione fra loro.

Non si è inoltre stato ritenuto credibile che la donna dichiarasse di aver conservato una stanza per sé nell’appartamento che aveva dato in affitto all'uomo si ipotizzasse essere il nuovo compagno e dove, tra l'altro, aveva mantenuto la propria residenza.

Sarà la stessa sorella della donna a smentirla, in fase di dichiarazioni, affermando che lei e la sorella erano conviventi senza alcun rapporto sentimentale stabile.

A sua volta il nuovo compagno ammette la relazione ma non è chiaro sulla convivenza che tenta di nascondere.

In questa separazione alla "beutyfull" con dichiarazioni che tentano di sviare i fatti, le foto degli investigatori privati che provano due monitoraggi in periodi diversi, in modo da mostrare la continuità del rapporto, vengono ritenute credibili ed affidabili alla elaborazione della sentenza.

In conclusione, il nuovo progetto di vita recide ogni legame con il matrimonio sciolto. Decisiva la legge Cirinnà 76/2016 che garantisce la perdita di ogni diritto sul legame precedente in modo che non si verifichi la possibilità di incassare due assegni: uno dall’ex marito e l’altro dall’ex convivente.

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Mantenimento: il lavoro saltuario della moglie non fa cadere il diritto all’assegno.

Sentenza Cassazione ord. 17096 26/06/2019. 


 
La relazione dell’investigatore privato sul lavoro della moglie non fa cadere il diritto all’assegno di mantenimento.

Sono necessari documenti che provino una "stabile occupazione e la valutazione della durata della vita matrimoniale". Cassazione, ordinanza 17096 del 26 giugno 2019.

Non si può privare la ex dell’assegno solo perché dalla relazione dell’investigatore privato è emerso un lavoretto saltuario.


Sono infatti necessari documenti che provino un impiego stabile, una occupazione continuata e la valutazione sull'effettiva durata della vita matrimoniale per la valutazione dell'assegno.

Devono esserci infatti, dice la Cassazione, prove sufficienti a dimostrazione dell’attività lavorativa della donna e della sua conseguente autosufficienza e capacità di mantenersi.

La sentenza, pertanto, non sminuisce il lavoro e l’accertamento dell’investigatore, anzi, lo rende indispensabile sul lungo periodo e amplifica l'importanza dell'attività investigativa per dimostrare la suddette condizioni.

Non sono sufficienti quindi pochi giorni di investigazioni per determinare un lavoro che potrebbe risultare occasionale, ma, l'indagine dovrà essere svolta su un periodo, da determinare, sufficiente ad accertare elementi qualificanti ad un’attività lavorativa stabile, continuativa e sufficientemente remunerativa.

È quindi evidente che queste condizioni non possono essere accertate in un periodo di breve osservazione.

Nella sentenza in esame, quindi, non è risultato sufficiente da parte del marito indicare circostanze generiche per le quali la ex moglie avrebbe svolto attività lavorativa presso la scuola di danza della figlia, ma, sarebbe stato necessario indicare più precisamente la frequenza, una specifica sulla mansione e sul compenso.

Sentenza molto importante che mette un accento su tutte quelle richieste approssimative, dequalificanti e che tendono a voler sottopagare l'attività investigativa, da una parte, dall'altra un settore di professionisti che ancora non riesce a capire il proprio valore professionale e l' importanza di uno studio continuo e che molto spesso svende l'attività investigativa a danno di tutto il settore.

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mercoledì 3 luglio 2019

Il Fisco deve mostrare al marito le denunce dei redditi della ex moglie


Il fisco deve mostrare al marito le denunce dei redditi della ex moglie:
lo dice il TAR di Catania, terza sezione, nella sentenza 565/19.
Il fisco deve tirare fuori entro trenta giorni le dichiarazioni dei redditi presentate negli ultimi cinque anni da una signora perchè l’ex marito ha il diritto di vederle per far ridurre l'assegno di mantenimento.

Questo può avvenire anche prima che il Giudice, nel contendere della causa civile, sia ad ordinare l’esibizione del documento ex articolo 210 cpc.

Il punto è che il diritto di difesa della controparte non risulta violato dall’ostensione dei documenti fiscali dei redditi.

La documentazione del fisco non viene automaticamente acquisita nel processo civile ma viene vagliata dal giudice.

Diversamente, si dovrebbe portare in causa l'ex coniuge senza sapere se questo/a abbia consistenze reddituali, con il rischio di pagare le spese processuali e sperando che il giudice eserciti i poteri istruttori di accesso ai documenti in mano al Fisco.

Secondo il TAR di Catania l’ex marito ha anche il diritto di ottenere le comunicazioni effettuate dalle banche all’anagrafe tributaria sul conto della ex, anche in qualità di delegante o delegata. 

Dott. A. Pedicone
Consigliere Studi Legislativi
Leonardo Intelligence
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