sabato 17 novembre 2018

Il Garante si è espresso sulla fatturazione elettronica "va cambiata"

Il Garante si è espresso sulla fatturazione elettronica che dovrebbe entrare in vigore dal 1 Gennaio 2019 che, così come impostata, potrebbe violare la normativa sulla protezione dei dati personali.

Il Garante ha comunicato ufficialmente all’Agenzia delle Entrate che la fatturazione elettronica, così come è:“presenta rilevanti criticità in ordine alla compatibilità con la normativa in materia di protezione dei dati personali”.

Gli estremi della richiesta sono contenuti del documento

Provvedimento nei confronti dell'Agenzia delle entrate sull'obbligo di fatturazione elettronica - 15 novembre 2018 [9059949]

Dal sito del Garante si legge:
"Il nuovo obbligo di fatturazione elettronica - esteso a partire dal 1 gennaio 2019 anche ai rapporti tra fornitori e tra fornitori e consumatori - presenta, secondo il Garante, un rischio elevato per i diritti e le libertà degli interessati, comportando un trattamento sistematico, generalizzato e di dettaglio di dati personali su larga scala, potenzialmente relativo ad ogni aspetto della vita quotidiana dell’intera popolazione, sproporzionato rispetto all’obiettivo di interesse pubblico, pur legittimo, perseguito.
 
Entrando nel merito del nuovo sistema di e-fatturazione il Garante ha rilevato una serie di criticità. In primo luogo, l’Agenzia, dopo aver recapitato le fatture in qualità di “postino” attraverso il sistema di interscambio (SDI) tra gli operatori economici e i contribuenti, archivierà e utilizzerà i dati anche a fini di controllo. Tuttavia non saranno archiviati solo i dati obbligatori a fini fiscali, ma la fattura vera e propria, che contiene di per sé informazioni di dettaglio ulteriori sui beni e servizi acquistati, come le abitudini e le tipologie di consumo, legate alla fornitura di servizi energetici e di telecomunicazioni (es. regolarità nei pagamenti, appartenenza a particolari categorie di utenti), o addirittura la descrizione delle prestazioni sanitarie o legali.

E’ la prima volta che il Garante esercita il nuovo potere correttivo di avvertimento, attribuito dal Regolamento europeo, attraverso un provvedimento adottato anche a seguito di alcuni reclami. 

Una preventiva consultazione dell’Autorità, peraltro stabilita dal previgente Codice privacy e dal nuovo Regolamento Ue, avrebbe potuto assicurare fin dalla progettazione l’avvio del nuovo sistema con modalità e garanzie rispettose della protezione dei dati personali, introducendo misure tecnico organizzative adeguate in tutta la filiera del trattamento dei dati personali per la fatturazione elettronica.

Il provvedimento del Garante è stato inviato anche al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dell’economia e delle finanze per le valutazioni di competenza."

L'articolo originale sul sito del Garante si trova:
https://www.garanteprivacy.it/en/home/docweb/-/docweb-display/docweb/9059957


giovedì 13 settembre 2018

Cancellazione dell'assegno di mantenimento con il ddl Pillon? Che fine faranno le investigazioni private?

La cancellazione dell'assegno di mantenimento con il ddl Pillon e l'effetto a cascata sul settore d'impresa delle investigazioni private.

 
Non è un segreto che gli ultimi anni il settore investigativo abbia subito una leggera flessione. A cosa è dovuto?
Ci sono delle terorie, tutte da verificare, ma sicuramente, grazie ad un po' di esperienza ed al contatto diretto con molti operatori del settore, abbiamo la possibilità di essere abbastanza precisi sulle cause.

Photo by Foto Pettine on Unsplash
Photo by Foto Pettine on Unsplash

Innanzzi tutto precisiamo che ci stiamo riferendo alle investigazioni private dedicate all'ambito familiare, dette volgarmente, "corna".

E' opinione di molti che le "corna" siano il core business del settore investigativo, non è cosi'. Questo è un limite strutturale del settore a doppio senso:
1) le persone credono di non potersi rivolgere ad un investigatore per la risoluzione di altri problemi o per un consiglio, se non, in caso di "corna". Questo pregiudizio limita ovviamente le possibilità di scelta dell'utente.
2) molti investigatori non hanno siluppato e non sviluppano altri settori d'impresa se non quelli del tradimento in ambito familiare. Questo limite d'offerta di servizi incide ovviamente sulla crescità d'attività.

Per molti, moltissimi anni, il settore investigativo si è retto sul tradimento familiare. La cosa funzionava, sopratutto dal punto di vista economico, perchè, per una legge non scritta, in ogni prefettura doveva esserci un numero limitato di licenze investigative. Un po' come i notai. Questo ha agrantito per anni che il numero di richieste id servizi soddisfacesse tutte le agenzie investigative e che, in parole povere, tutti avessero un po' di lavoro indipendentemente dalle competenze e/o dalla bravura.

Il giocattolo pero' si rompe nel 2008 quando l'Europa ci impone di adeguare il settore liberarizzando le licenze. Il numero di agenzie investigative si moltiplica a livello esponenziale...e le prefetture non possono opporsi alle tante richieste, anche perchè, per una norma mai aggiornata, chiunque, che sapesse leggere e scrivere, leva assolta, di maggiore età e senza precedenti penali, poteva richiedere l'autorizzazione ed essere un investigatore privato.

E' facile intuire il numero di improvvisati avvicinatosi a questo delicato settore armati di competizione, spregiudicatezza e convinti che l'autorizzazione alle investigazioni fosse una sorta di "licenza di uccidere" alla 007. Colpo di grazia per un settore che non ha mai brillato per popolarità e che ha sempre sofferto di una certa nomea sulla mancanza di professionalità.

Una fase di arresto, a quest'onda autorizzatoria, si avrà nel 2010 con il DM 269 che, chiedendo specifiche tecniche ai nuovi richiedenti (laurea ed esperienza nel settore), limiterà di fatto le autorizzazioni rilasciate. Ma non sanerà il danno.

A  novembre 2011 in Italia si contavano 1746 agenzie investigative (agenzia più agenzia meno). Numero impossibile da determinare con precisione visto che non esiste un elenco unico condiviso delle autorizzazioni rilasciate.

In ogni caso, la moltitudine di agenzie, porterà ad un gioco al ribasso sul costo dei servizi. 

Nel 2012 per un servizio di "corna", che tecnicamente vuol dire trovare le prove di infedeltà del coniuge,  core business di molte agenzie, veniva venduto ad una media nazionale di 350-400euro al giorno, ad oggi, lo stesso servizio non supera gli 80-100euro al giorno.

La crisi economica non ha sicuramente aiutato le cose anche perchè, ad oggi, le persone preferiscono tenersi il tradimento risparmiando qualche soldo in più per l'avvocato e magari conocordare, litigando, le spettanze in sede giudiziale.

Ultimo ma non per importanza, il governo Lega-MS5, vuole far cancellare l'assegno di mantenimento. Questo renderà ovviamente inutile trovare le prove di un tradimento a fine giudiziale.

Stiamo vivendo un cambio epocale del settore e forse un rinnovamento. Certo i cambiamenti fanno paura ma forse non tutti i mali vengono per nuocere. Come dicevo all''inizio le agenzie investigative non sono solo "corna" e i titolari di agenzia non dovrebbero puntare solo su quello.

Credo fermamente che l'attività investigativa sia un enorme valore aggiunto a disposizione di aziende e privati per tanti ambiti di intervento, il fatto è, che bisogna comunicarlo meglio all'utente finale che spesso non sa cosa fa un'agenzia investigativa e, contemporaneamente, bisogna investire di più sulla formazione degli operatori di settore.

Questo si fa iniziando a pensare ed agire come categoria, cosa non molto popolare, e portando avanti piccole iniziative di autoregolamentazione sulla qualità e garanzia dei servizi.

Certo è, che: se fossimo una vera categoria professionale, e dovremmo essere dei professionisti dal 1931 anche se non abbiamo avuto un codice ATECO fino a 5 anni fa, il governo attuale, prima di considerare una legge che ci danneggia direttamente, ci avrebbe forse fatto una telefonata per sapere cosa ne pensavamo.

Buon lavoro a tutti
Il Presidente
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martedì 4 settembre 2018

Come scrivere un CV efficace per le agenzie investigative


Per scrivere un CV ad una agenzia investigativa bisogna tenere in considerazione diverse cose e non sottovalutare che il CV sarà cestinato se non presenta alcuni parametri importanti per questo ambiente professionale.

Le azioni da EVITARE assolutamente sono:
1) Email vuota senza neanche l'oggetto con il cv allegato
2) Il Cv in formato europeo (ed ora spiegherò il perchè)
3) Un CV uguale per tutti
4) Un CV di 10 pagine
5) Elenco infinito di corsi e corsetti non attinenti (tipo: tolettatura cani).

Prima di iniziare a dire come scrive un CV ad un'agenzia investigativa voglio farvi fare mente locale su un aspetto importante da non sottovalutare, o meglio, a chi vi state rivolgendo?

Il Titolare di un'agenzia investigativa è una persona particolare, fuori dal comune, che fa un lavoro particolare a contatto con i problemi della gente. Ne ha viste tante...tantissime. Ha una personalità disincantata, concreta, egocentrica e direi quasi ingombrante.

Il Titolare di agenzia investigativa deve la sua formazione all'esperienza della strada che, nella maggior parte dei casi, si è costruito da solo negli anni di attività, anche sbagliando, e si sente giustamente un esperto nel suo settore...anche perchè ad oggi non esiste una formazione riconosciuta pratica che standardizzi le competenze...ma questo è un altro discorso.

Ultimo aspetto, non per importanza, il Titolare di agenzia investigativa è sommerso di burocrazia, tasse, adempimenti....e chi più ne ha più ne metta. Prendersi a carico un collaboratore è, si necessario, ma un impegno gravoso, che non rientra nella normale visione fiscale di contributi ma prevede un vero e proprio impegno e responsabilità nei confronti della Prefettura di competenza. Un esempio? Se un collaboratore fa una stupidaggine durante un servizio il Titolare potrebbe vedersi togliere la licenza investigativa.

State capendo l'importanza della questione ed il punto di vista del Titolare? Spero di si.

Quindi...state per scrivere ad un tizio/a che non vi ha chiesto niente, che non vuole ascoltarvi, che ne sa un milione di volte più di voi, che non gli frega niente da che università venite e che per quanto pensate di aver studiato vi considera dei ragazzini ignoranti con idee campate per aria, ma sopratutto non si fida a priori di voi perchè chissà quale casino potreste combinare se vi manda in giro a lavorare.

Questo è per cercare di far capire che, non è un caso che la maggior parte dei CV dove viene enfatizzato l'aspetto didattico del proprio corso di laurea o della propria formazione in contesti fantascientifici alla C.S.I. vengano cestinati...al titolare dell'agenzia investigativa non serve un grillo parlante o un sognatore tv. Il candidato ideale:
  1. ha voglia di imparare;
  2. è propositivo;
  3. sa gestire stanchezza e stress;
  4. è sveglio e attento;
  5. ma sopratutto ci si aspetta entusiasmo.

COME SCRIVE IL CV PER LE INVESTIGAZIONI
Avendo ormai capito che la cosa è ben più complicata di quanto pensavate vediamo come potrebbe essere scritto un CV capace di attrarre sufficientemente l'attenzione di un Titolare di agenzia investigativa.

1) Pensare cosa scrivere
Innanzi tutto mettetevi a tavolino con un foglio bianco e una penna, non il pc o il tablet o il telefono,  e non pensate a quello che vi piacerebbe fare ma scrivete 25 punti di quello che sapete fare, in generale, non in ambito investigativo.

Una volta scritti i 25 punti, pensate alle investigazioni e scegliete 5 punti che pensate possano essere i più attinenti. Questi punti saranno il vostro punto di forza nel CV.

2) Struttura del CV
Prendete un altro foglio bianco e:
  • date una struttura grafica al vostro CV, cioè, come volete che le cose sul foglio siano disposte. Questo caratterizzerà il vostro CV e lo renderà unico;
  • Ponete attenzione al font, dev'essere leggibile, chiaro, ma non noioso; 
  • Includete sempre una foto recente...non una fototessera da patente dove sembrate usciti di galera ma una foto che esprima chi siete;
  • Mettete i vostri contatti in modo chiaro e facilmente leggibili. Un indirizzo email è sicuramente utile. Un cellulare. Ma potrebbe essere una buona idea mettere il proprio profilo facebook o istagram...tanto il Titolare lo cercherà comunque per capire chi siete. 
3) Voci del CV
Non mi dilungherei troppo nelle voci da inserire nel CV...più ne scrivete e meno saranno lette. Quindi poche voci ma chiare:
  • DATI ANAGRAFICI (Semplicemente nome e cognome, dove sono nato, l'anno è importante, i recapiti, dove abito, una email...e per chi vuole qualche contatto social)
  • CHI SONO (Qui possiamo inserire i 5 punti di prima che pensiamo siano i nostri punti di forza. Senza dilungarci molto. In modo sintetico e chiaro. Un consiglio paterno...evitate di inserire cose tipo "predisposto alla Direzione e Gestione Manageriale..." vi cestinano prima di continuare a leggere. Le agenzie cercano persone sveglie con voglia di imparare il lavoro duro per strada...se poi sono almeno 5 anni che fate questo lavoro, dire che avete una certa esperienza che potrebbe essere valutata anche per la gestione del personale è più credibile. )
     
  • COSA HO STUDIATO ( Qui è bene inserire studi riconosciuti, diploma, università, master....mettere "corso di alta formazione di spia internazionale" non vi da credibilità e non ci fate una bella figura)
  • LE LINGUE CHE CONOSCO ( Vedo in continuazione, colpa del CV europeo ,che per ogni lingua viene inserito "comprensione" con relativo livello, "parlato" con relativo livello e "scritto" con relativo livello...non frega niente a nessuno! Es. Inglese - discreto è più che sufficiente)
  • CONOSCENZE INFORMATICHE ( Qui eviterei di inserire una lista infinita di programmi che avete utilizzato una volta e forse male. Ma indicare che sapete utilizzare il pc per programmi di scrittura, modifica immagini e navigazione internet...va già bene. Se poi ci sono vere competenze specifiche tipo programmazione PHP o CSS allora è sicuramente bene inserirle)
  • ESPERIENZE LAVORATIVE NEL SETTORE INVESTIGATIVO e/o della SICUREZZA (Ovviamente e bene inserirle se ce ne sono. Dire se si è fatto uno stage va bene. E' bene evitare di dire di aver collaborato 2 anni con agenzia tal dei tali ma non ero segnato perché aiutavo mio cugino)
  • ALTRE ESPERIENZE LAVORATIVE PER ME IMPORTANTI ( Qui si possono inserire quelle esperienze lavorative non attinenti alle investigazioni ma che sono state importanti per il mio bagaglio culturale nel mondo del lavoro. E' una cosa importante che manifesta il carattere del candidato. Dire che ho lavorato l'estate per pagarmi gli studi facendo i traslochi è una cosa che mostra tenacia, impegno e sacrificio.)
  • HOBBY/SPORT (Sezione da non sottovalutare. In alcuni CV si legge "Navigazione internet"...non vi chiamerà nessuno! E' come dire mi piace stare davanti alla televisione o giocare alla playstation. Per essere valutati da un'agenzia investigativa bisogna far capire che non siete persone che hanno paura di sporcarsi le mani, che avete una buona capacità di socializzare, che siete curiosi e attenti. Gli hobby e gli sport evidenziano questo aspetto.)

4) Come inviarlo
Una volta fatto il vostro bel CV, bello anche visivamente, il consiglio è che non superi le 2 pagine, salvatelo in formato pdf pronto per essere inviato.

Mandare un CV per posta è passato di moda ma vi assicuro che non è una cosa da sottovalutare. Avere una busta fisicamente in mano qualche volta fa la differenza.

In ogni casi la cosa importante è che il CV abbia sempre una lettera di presentazione dedicata all'agenzia di riferimento.

Esempio.
Aprire l'email e scrivere nell'oggetto "Alla Cortese attenzione del Titolare Agenzia Pinco Palla". Una email senza oggetto risulta spam ma sopratutto estremamente scortese.

Nel corpo di testo è bene iniziare con Gent.le Sig./Sig.ra e Nome del Titolare. (Questo dimostra che avete fatto una piccola ricerca e che vi interessa proprio quella struttura)

Dopodiché una piccola presentazione, tipo:"...mi chiamo Tal dei Tali...vorrei avere la possibilità di incontrarla per potermi presentare...ecc ecc"

Conclusioni
Se fino ad oggi non vi hanno mai risposto provate queste piccole ma significative modifiche e non è detto che raccogliate qualche piccolo ma importante cambiamento.

Buon lavoro a tutti
Il Presidente
Leonardo Intelligence
www.leonardointelligence.it


lunedì 30 luglio 2018

Il BOOTCAMP della Leonardo Intelligence è pronto

Carissimi tutti,
questo weekend 27-28-29 luglio abbiamo avuto ad Ovindoli (AQ) le prove generali nel nuovo corso pratico chiamato BOOTCAMP....vi dico senza troppi giri di parole...E' UNA FIGATA PAZZESCA! Ma sopratutto FUNZIONA!
 

 








 






Chi ha partecipato ha faticato, sudato, studiato e messo in pratica cose che, a detta di chi lavora in questo settore da tanti anni, non conosceva neanche!!!!

I giovani che hanno partecipato hanno avuto modo di chiarirsi tanti dubbi e perplessita'...ma sopratutto hanno avuto modo di vedere una realta' che nessuno prima gli aveva dato modo di vedere.

Il nuovo modello di formazione pratica della Leonardo e' pronto - BOOTCAMP - e a breve decideremo una data per tutti coloro che vorranno parteciparvi.

Estremamente soddisfatto ed entusiasta, ma particolarmente stanco, vi mando i miei saluti di
Buon Lunedi' e
buon lavoro Carissimi tutti,
questo weekend 27-28-29 luglio abbiamo avuto ad Ovindoli (AQ) le prove generali nel nuovo corso pratico chiamato BOOTCAMP....vi dico senza troppi giri di parole...E' UNA FIGATA PAZZESCA! Ma sopratutto FUNZIONA!

Chi ha partecipato ha faticato, sudato, studiato e messo in pratica cose che, a detta di chi lavora in questo settore da tanti anni, non conosceva neanche!!!!

I giovani che hanno partecipato hanno avuto modo di chiarirsi tanti dubbi e perplessita'...ma sopratutto hanno avuto modo di vedere una realta' che nessuno prima gli aveva dato modo di vedere.

Il nuovo modello di formazione pratica della Leonardo e' pronto - BOOTCAMP - e a breve decideremo una data per tutti coloro che vorranno parteciparvi.

Estremamente soddisfatto ed entusiasta, ma particolarmente stanco, vi mando i miei saluti di
Buon Lunedi' e
buon lavoro 
Il Presidente

lunedì 23 luglio 2018

La fotografia al lavoratore

Quando e dove è possibile fotografare, per un investigatore privato, una persona durante l'attività lavorativa.


A volte ci troviamo difronte alla necessità di fotografare un soggetto in un luogo privato ma aperto al pubblico. Si pensi, ad esempio, al lavoratore infedele che in malattia si reca a svolgere il doppio lavoro o la necessità di dimostrare che un coniuge lavora a “nero”.

- Possiamo scattare fotografie in un luogo privato aperto al pubblico?
- Ci troviamo di fronte a una privata dimora?
- Rischiamo una denuncia per violazione di domicilio?

La questione è da sempre piuttosto dibattuta, tanto che le varie Corti hanno emesso negli anni sentenze difformi tra loro (Corte Costituzionale 135/02 – Corte Costituzionale 149/08 – Corte di Cassazione 652/17).

A fare più chiarezza sull'argomento è venuta in soccorso la Corte di Cassazione, la quale, con la sentenza n.31345/17 emanata a Sezioni Unite, ha recentemente risposto ad una domanda importante, o meglio:

"Rientra nella nozione di privata dimora il luogo dove è esercitata un'attività commerciale o imprenditoriale?” (nella fattispecie un ristorante).

La risposta è NO.

La Suprema Corte si esprime molto chiaramente sul concetto di "privata dimora" considerando soltanto l'area riservata alla sfera privata della persona fotografata

Rientrano nella categoria di "privata dimora" solo i luoghi lavorativi nei quali si svolgono “non occasionalmente” attività riconducibili alla vita privata del lavoratore, luoghi che non siano aperti al pubblico e/o non accessibili a terzi senza il consenso del titolare.

In sostanza, non tutti – i luoghi aperti al pubblico – sono equiparati a
"privata dimora".

Sono quindi da considerarsi "privata dimora" solo quelle aree, locali, ambienti non accessibili al pubblico, dov'è tutelato il diritto alla riservatezza e sono provvisti di tre elementi anche non contemporaneamente presenti, quali:
  1. l’utilizzo del luogo per lo svolgimento di manifestazioni della vita privata in modo riservato e al riparo da intrusioni esterne;
  2. la durata apprezzabile del rapporto tra il luogo e la persona, che deve essere caratterizzato da stabilità e non da occasionalità;
  3. la non accessibilità al luogo da parte di estranei senza il consenso del titolare dello ius excludendi.
Configura pertanto un illecito fotografare il lavoratore nello spogliatoio, nel bagno e/o in tutte quelle aree in cui può essere presente la dicitura “riservato al personale”, “riservato agli addetti al lavori”, “privato”, ecc.

Diversamente, è consentito eseguire qualsiasi tipo di fotografia o riprese al lavoratore intento a prestare la sua opera lavorativa, al di fuori delle aree considerate "privata dimora", non potendosi configurare ne la violazione di domicilio ne l'interazione con l'interessato.

Andrea Pedicone
Consigliere per gli Studi Legislativi
Leonardo Intelligence

lunedì 4 giugno 2018

Come sta andando la privacy nel nostro settore e altre cose importanti

Le cose da fare nell'attivita' investigativa e della sicurezza sono sempre tante e questa cosa della Privacy, che ci ha visti immersi negli ultimi 5 mesi, e' stata una scalata impegnativa.



ADEGUAMENTO PRIVACY
Come ho detto ai seminari credo che sia una opportunità per la nostra categoria ma non senza piccoli sacrifici che si vanno ad aggiungere alla gestione giornaliera delle nostre agenzie/istituti.

Tutto considerato, la cosa non e' andata male. Ho visto che tutti gli associati, almeno un numero consistente, hanno reagito con interesse ai seminari e hanno fatto il possibile per adeguarsi al nuovo GDPR. Gli altri ci copiano goffamente!!

Gli associati Leonardo Intelligence sono sempre AVANTI!

Come associazione abbiamo iniziato la pratica di comunicazione al Garante per tutti coloro che hanno aderito al Progetto Privacy DPO della Leonardo. Non e' facile comunicare con il Garante che e' oberato di lavoro e pressato dalle domande ma mi e' sembrato che reagisse molto bene al NOSTRO progetto...al telefono il funzionario con cui parlavo mi ha detto testualmente "magari facessero tutti come voi".

La pratica di comunicazione per tutti i Titolari che hanno aderito...e' un pochino lunga. Servono un paio di cose sulle quli stiamo lavorando.

Se avete bisogno di info, come sempre, siamo qui.

CONVENZIONI
Forse non tutti sanno che abbiamo molte convenzioni interessanti e tutti gli associati ne possono usufruire.

In primis la convenzione per le cauzioni molto conveniente che va a vanti da anni e funziona molto bene.

Poi abbiamo una convenzione, che stiamo ricontrattando in questi giorni, per le informazioni commerciali, molto efficace e molto conveniente.

La convenzione per il corso di laurea in investigazioni...la conoscono tutti.

Ultima ma non per importanza una convenzione per il noleggio di mezzi...veramente conveniente e mezzi perfetti per ogni tipo di servizio.

SITO WEB
Abbiamo dato mandato ad una società di sviluppo web di mettere apposto il sito della Leonardo. L'obiettivo è renderlo piu' istituzionale e piu' chiaro. Chi avesse suggerimenti sono molto ben accetti e aiuterebbero nelle decisioni.

Come vedete le cose da fare sono sempre molte e l'associazione non si ferma mai, ma, la forza dell'associazione Leonardo è l'entusiasmo, la passione e l'affetto dei suoi associati.

Buon lavoro a tutti
Il Presidente

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mercoledì 18 aprile 2018

GDPR - Cosa adeguare entro il 24 maggio 2018

















Innanzi tutto bisogna ribadire che il Nuovo Regolamento Privacy UE 679/2016 verrà considerato completamente assorbito il 24 maggio 2018 e non "entrerà in vigore"...è già in vigore dal 2016 e ci sono stati ben due anni per permettere a tutti di adeguarsi. Occasione che non è stata recepita molto bene.

In questo poco tempo che ci separa dalla data del 24 maggio è bene capire cosa adeguare ma sopratutto chi si deve adeguare.

1) COSA ADEGUARE
Il Garante Privacy Italiano in questi due anni ha dato delle linee guida per capire cosa va adeguato all'interno delle aziende, enti, organizzazioni e amministrazione pubblica.

Nel corso del tempo queste linee guida sono cambiate perchè capire come far assorbire in Italia un cambiamento così importante non è cosa facile. Fatto sta che ad oggi gli adeguamenti importanti implicano:

a) La nomina di un RPD
b) Istituzione di un Registro dei Trattamenti
c) Le nomine
d) Implementazione dei sistemi di sicurezza
e) Adeguamento dei consensi
f) Procedura di comunicazione del Data Breach

a) La nomina di un RPD
Per la nomina di un RPD, la cosa non è immediata e non è consigliabile rivolgersi al cugino  o allo zio che "sa di queste cose" o a qualcuno che in azienda fa diverse cose e gli si dice "vabbè fai pure questo"...e sono solo alcune di quelle che ho sentito.

L'RPD o DPO è una cosa seria, talmente seria, che se durante un controllo del Garante ci si dovesse accorgere che l'RPD non ha le competenze necessarie...scattano sanzioni per chi l'ha nominato e per l'RPD stesso.

Tanto l'RPD è importante che il Garante ne evidenzia i requisiti e compiti:
  1. possedere un'adeguata conoscenza della normativa e delle prassi di gestione dei dati personali, anche in termini di misure tecniche e organizzative o di misure atte a garantire la sicurezza dei dati.
  2. Non sono richieste attestazioni formali o l'iscrizione ad appositi albi professionali, anche se la partecipazione a master e corsi di studio/professionali può rappresentare un utile strumento per valutare il possesso di un livello adeguato di conoscenze. 
  3. adempiere alle sue funzioni in piena indipendenza e in assenza di conflitti di interesse. In linea di principio, ciò significa che il RPD non può essere un soggetto che decide sulle finalità o sugli strumenti del trattamento di dati personali; 
  4. operare alle dipendenze del titolare o del responsabile oppure sulla base di un contratto di servizio (RPD/DPO esterno).
  5. sorvegliare l’osservanza del regolamento, valutando i rischi di ogni trattamento alla luce della natura, dell’ambito di applicazione, del contesto e delle finalità;
  6. collaborare con il titolare/ responsabile, laddove necessario, nel condurre una
    valutazione di impatto sulla protezione dei dati (DPIA);
  7. informare e sensibilizzare il titolare o il responsabile del trattamento, nonché i dipendenti di questi ultimi, riguardo agli obblighi derivanti dal regolamento e da altre
    disposizioni in materia di protezione dei dati;
  8. cooperare con il Garante e fungere da punto di contatto per il Garante su ogni questione connessa al trattamento;
    e) supportare il titolare o il responsabile in ogni attività connessa al trattamento di dati personali, anche con riguardo alla tenuta di un registro delle attività di trattamento .

b) Istituzione di un Registro dei Trattamenti
Il registro e' la cosa che certificherà che i trattamenti sono stati eseguiti secondo il nuovo regolamento GDPR.

Impostare un registro non è una cosa immediata...bisogna farsi aiutare da un RPD!!!

c) Le nomine
Per formulare le nomine bisogna prima capire chi fa cosa all'interno della struttura. Dopodiché sarà bene fare un vero e proprio contratto di nomina (es. per responsabili interni o esterni) da far sottoscrivere.

Tutti gli altri punti sono abbastanza intuitivi...comunque sarebbe già importante e dimostrerebbe una certa ACCAUNTABILITY l'aver messo in opera questi 3 punti precedenti.

2) CHI SI DEVE ADEGUARE?
Domanda da un milione dollari....in realtà tutti! Ma capendo il momeno di sconforto e confusione generale il Garante indica 3 punti:
  1. amministrazioni ed enti pubblici, fatta eccezione per le autorità giudiziarie;
  2. tutti i soggetti la cui attività principale consiste in trattamenti che, per laloro natura, il loro oggetto o le loro finalità, richiedono il monitoraggio regolare e sistematico degli interessati su larga scala;
  3. tutti i soggetti la cui attività principale consiste nel trattamento, su larga scala, di dati sensibili, relativi alla salute o alla vita sessuale, genetici, giudiziari e biometrici;
  4. Gruppo di imprese o di soggetti pubblici;
  5. Strutture che lavorano con l'amministrazione pubblica;
E' interessante che, anche per i casi in cui il regolamento non impone in modo specifico la designazione di un RPD, è comunque possibile una nomina su base volontaria...per esempio per le associazioni di categoria o di settore...MA PERCHE'?

Perche' il Grante è sensibile a il Privacy by Design, o meglio, ogni realta' ha delle sue specifiche e chi meglio delle associazioni di categoria conosce le necessita' del proprio settore. Quindi...si possono chiedere al Garante formule specifiche per il settore di riferimento.

Bene. Argomento interessante ma molto ampio...se ne volete sapere di più venite ai nostri seminari http://www.leonardointelligence.it/

Buon lavoro a tutti
Il Ten.


lunedì 19 marzo 2018

NUOVO REGOLAMENTO PRIVACY - SEMINARIO 24MARZO2018

Il Nuovo Regolamento sara' considerato definitivamente acquisito entro e non oltre questo maggio 2018!

Capire di cosa si tratta e come adeguarsi per tempo e' una cosa importante.

Il Nucleo Privacy della Guardia di Finanza - GDF - è pronto a partire con i controlli e le sanzioni dove ci sara' bisogno.

Il Nuovo Regolamento Privacy abbraccia un nuovo principio...la RESPONSABILITA'.

O meglio. Se un ente o un'azienda dimostrano di aver responsabilmente preso in considerazione tutto il nuovo regolamento ed avessero portato, anche se non completamente a termine, avanti tutti i dettami d'adeguamento...le sanzioni non ci sarebbero. 

Invece, dimostrare di essersene fregati, fa scattare una sanzione veloce e pesante.

Eppure per adeguarsi non ci vuole molto, basta:
1) la nomina di un RPD
2) il registro dei trattamenti aggiornato
3) aggiornare tutti i consensi
4) valutazione di impatto dove serve

Invece di assumere qualcuno all'interno dell'amministrazione o dell'azienda si fa u contratto di servizio che da piu' garanzie e il gioco e' fatto.


SEMINARIO

Nuovo Regolamento UE Privacy - 2a Parte
I cambiamenti per il settore investigativo in base al Nuovo Regolamento 
date 24 Marzo 2018 - Dalle 9:00 alle 13:00, Novotel Roma-Est
via Andrea Noale 291 - 00155 Roma

Alla fine di ogni seminario e' rilasciato un attestato di partecipazione
(l'attestato non e' valido a fini concorsuali e non rilascia alcuna abilitazione)

Il ciclo completo di tutti e tre i seminari costituisce curriculum formativo, come da orientamento dell'Autorita' Garante Privacy, per il Responsabile Protezione Dati - RPD.

Quota di adesione.
Quota di adesione di 25.00 euro per associati Leonardo Intelligence
Quota di adesione di 50.00 euro NON associati 


Leonardo Intelligence
Associazione di Professionisti del Settore Investigazioni e Sicurezza
Via Fasana 28 - 00195 Roma
Tel. 06 92928453

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lunedì 12 marzo 2018

NUOVO REGOLAMENTO PRIVACY UE.

E l'adeguamento che non c'e'.

GDPR


Sembra quasi la favola di Peter Pan e dell'Isola che non c'e' questo Nuovo Regolamento Privacy.

Il concetto che il Nuovo Regolamento sara' considerato definitivamente acquisito entro e non oltre questo maggio 2018 non mi sembra sia stato raccolto a dovere...anzi!

Eppure il Nucleo Privacy della Guardia di Finanza - GDF - è pronto a partire con i controlli e le sanzioni dove ci sara' bisogno.

E' un vero peccato perche' il Nuovo Regolamento Privacy abbraccia un nuovo principio...la RESPONSABILITA'.

O meglio. Se un ente o un'azienda dimostrano di aver responsabilmente preso in considerazione tutto il nuovo regolamento ed avessero portato, anche se non completamente a termine, avanti tutti i dettami d'adeguamento...le sanzioni non ci sarebbero. 

Invece, dimostrare di essersene fregati, fa scattare una sanzione veloce e pesante.

Eppure per adeguarsi non ci vuole molto, basta:
1) la nomina di un RPD
2) il registro dei trattamenti aggiornato
3) aggiornare tutti i consensi
4) valutazione di impatto dove serve

Invece di assumere qualcuno all'interno dell'amministrazione o dell'azienda si fa u contratto di servizio che da piu' garanzie e il gioco e' fatto.

Ma veniamo al settore investigativo e della sicurezza che purtroppo, per quel che mi riguarda, è una continua delusione.

Solo poche aziende del settore investigativo e della sicurezza hanno raccolto l'invito ad informarsi di piu' sull'argomento e guarda caso sono associatati Leonardo Intelligence.

Peccato perche' il NUOVO REGOLAMENTO PRIVACY è un cambio epocale ma sopratutto è un'occasione, una opportunità, di ampliare la propria professionalità ed il proprio impegno lavorativo.

Continuo a dire...ma chi dovrebbe essere più esperto di un INVESTIGATORE PRIVATO su come si trattano e si mettono al sicuro i dati?

Bene...allora diamoci da fare come categoria, capiamo come fare alcuni passi e riscattiamoci nei confronti dell'opinione pubblica con un balzo professionalizzante come questo.

Invece, ad oggi, ho solo visto:
- menefreghismo;
- alcune agenzie, per non far capire che hanno preso l'idea da noi, Leonardo Intelligence, sono disposte a fare corsi altrove anche a 1000-2000euro;
- altre associazioni di settore ci scopiazzano i seminari;
- e i soliti improvvisati che dicono di sapere tutto.

Ma esiste un manipolo di eroi, non sto scherzando, un vero gruppo, unito e compatto, di persone che studiano, si impegnano, che rinunciano ai loro sabati per confrontarsi con una passione vera, reale e profonda per questo settore...sono gli associati della Leonardo Intelligence.

Grazie per il vostro impegno.
Il Ten.
-
Leonardo Intelligence
Associazione di Professionisti del Settore Investigazioni e Sicurezza
Via Fasana 28 - 00195 Roma
Tel. 06 92928453

www.leonardointelligence.it
info@leonardointelligence.it

giovedì 15 febbraio 2018

Registro del trattamento dei dati

La cosa è più grave di quanto pensassi ultimamente, dopo aver inviato delle informazioni ad un ente che mi chiedeva consiglio sull'adeguamento privacy per la sadenza del 24 maggio 2018, mi risponde lo studio legale dell'ente sopracitato, testuali parole:"ad oggi non ci risulta essere mai stato istituito un registro del trattamento...".

Questo mi veniva mandato per PEC da uno studio legale molto conosciuto.



 










Ripeto, la cosa è più grave di quanto pensassi, questa privacy non la conosce nessuno e non sembra interessare a nessuno. In realtà il cambiamento è in atto ed è un cambiamento epocale, quanto meno per la storia dell'Europa, o meglio, è la prima volta che una norma Europea abbia standardizzata effettivamente tutta la comunità UE e sia considerata assorbita completamente anche prima dei decreti legislativi di aggiustamento emanati da ciascun paese membro.


Il registro del trattamento non è solo una norma specifica del nuovo regolamento privacy 679/2016 ma sarà la prova che si stanno eseguendo i trattamenti secondo il GDPR. Basti pensare che la mancanza del registro, che può essere elettronico o cartaceo con libera scelta dell'ente o dell'organizzazione, porta una multa fino a €120000 e molto di più se trattasi di multinazionale che conserva i dati fuori dall'Europa.

Credo che come sempre siamo nel sentito dire e ultimi nel sapersi adeguare in Europa ai cambiamenti importanti. Questo ci porta a essere il fanalino di coda nella crescita e nello sviluppo del nostro paese, rispetto ai nostri cugini europei, e anche il lavoro ne risente, visto che anche professionisti affermati danno per certe informazioni decisamente sbagliate.

Il consiglio è di studiare e di studiare tanto perché la nuova privacy influirà direttamente sulla vita di tutti noi, delle aziende e degli enti.

Ma il nuovo regolamento o GDPR dovrebbe essere visto sopratutto come una opportunità, come? Semplificazione e nuove opportunità di lavoro qualificante per i giovani.

In ogni caso...cos'è un registro dei trattamenti e come tenerlo aggiornato?

Il registro è fondamentalmente un elenco, in qualsiasi formato, elettronico o cartaceo dove vengono annotati tutti i i trattamenti che sono stati consentiti, nel registro vanno annotati, i parametri di consenso, le finalità di consenso, la cancellazione e cosi' via.

Il registro dei trattamenti verra' richiesto dal Garante nazionale per il controllo, saltuario o periodico, al buon assorbimento della norma privacy 679/2016 e sara' parametro di riferimento nella valutazione della sanzione.


Bene...venite al nostro seminario di approfondimento perche' c'e' ancora tanto da dire!

Buon lavoro a tutti
Il presidente

martedì 6 febbraio 2018

Investigatori privati e l'obbligo di iscrizione in Camera di Comercio

Ogni tanto ci sono le mode e ogni tanto ci sono i corsi e ricorsi storici di persone che si svegliano all'ultimo minuto e si accorgo che ci sono cose che non vanno e che bisognerebbe cambiare.


 









In questo periodo arrivano "urla" di investigatori titolari che scoprono di avere l'obbligo di iscrizione alla camera di commercio.

L'obbligo deriva da una circolare del Ministero degli Interni risalente a qualche anno fa, più esattamente il 12/06/2015, che risolveva un dubbio amletico rispetto l'obbligo di iscrizione in Camera di Commercio o meno degli investigatori privati.

Ma da dove deriva questo dubbio amletico?

In realtà la questione è ancora aperta e trova ampia discussione per chi in realtà non conosce il settore investigativo della sicurezza. O meglio... gli investigatori sono attività professionale o attività imprenditoriale?

Sembra che a questa domanda non si riesca a rispondere ma soprattutto non si trova una quadra su quello che dovrebbe essere un albo già in essere da anni direi da decenni, per gli investigatori, ed un albo ancor più recente che è dedicato agli addetti ai servizi di controllo.

Perché parlare di albo? Perché esonera definitivamente dal dubbio se sia necessaria un iscrizione in camera di commercio o no.

La questione è più complessa di quel che sembra perchè l'investigazione include tantissime realtà, facciamo un elenco?
- investigazioni private
- aziendali
- informazioni commerciali
- difensive
- assicurative
- sicurezza
- ...ecc ecc ecc ecc.

Queste attività possono essere intraprese con spirito diverso e con impegni molteplici. 

Esempio.

Io mi occupo principalmente di indagini difensive. Le persone, e poi gli avvocati, vengono da me rappresentandomi un problema e io metto a disposizione la mia esperienza, la mia cultura, la mia conoscenza, il mio intuito, le mie capacità di analisi nel trovare una soluzione al caso sottopostomi...non trovate che io sia un professionista? No?!

Bene. Allora basti pensare che questi consigli mi vengono richiesti, la maggior parte delle volte da avvocati, proprio sulle indagini difensive, e dopo questo mio consulto sottopongono al proprio assistito le possibilità nella definizione di una linea difensiva.

Quindi, ancora pensate che io sia un commerciante che vende servizi? O un professionista a cui si richiede un parer importante che ha conseguenze importanti?

In ogni caso non possiamo dire che tutti gli ambiti del settore investigativo si assomiglino.

Esempio 2.

Le agenzie di informazioni commerciali hanno un'attivita' basata sui volumi. Mi spiego. Se una societa' di informazioni commerciali lavorasse su tre richieste l'anno come fanno molti investigatori che lavorano nel settore difensivo...chiuderebbero i battenti il giorno dopo.

I margini di guadagno per le aziende di informazioni commerciali che comprano le informazioni da banche dati pubbliche per poi assemblarli, elaborarli e rivenderli sono talmente piccoli, parliamo di centesimi, che se non lavorassero con sistemi informatizzati in grado di elaborare ed inviare centinaia di richieste al mese non avrebbero la possiblita' di restare aperti per molto.

Un istituto di informazioni commerciali ha quindi la necessità di avere personale in grado di portare aventi le pratiche dal punto di vista informatico, di una sede strutturata dove conservare un server importante con un elaborato sistema informatico, un sistema di sicurezza che monitori questo complesso flusso di informazioni e non per ultimo una fatturazione importante che è molto piu' vicina ad un supermercato che ad un investigatore "penale", per esempio, che fattura in media solo 8-10 volte l'anno.

Se mettiamo insieme i due esempi vediamo che:
1) il sottoscritto, nel mio rapporto personale con i clienti, avvocati, assistiti, mandanti...o come volete chiamarli, svolgo un'attivita' lontano dall'essere "industriale" o automatizzata (non si offendano i Titolari di informazioni commerciali ma sto facendo solo un esempio didattico) ma mi si richiede maggiormente un consulto personale sulla base delle mie capacità PROFESSIONALI!!!


Non per ultimo, su orientamento normativo attuale, a mio parere sbagliato, nel corso dell'attività di indagine difensiva NON posso avvalermi di collaboratori!!!!! Che razza di imprenditore "industriale" sono, senza personale...iscritto in camera di commercio per, in realtà, essere obbligato a stare da solo!!! Che faccio, in prospettiva potrei addirittura aprirmi un capannone industriale, ma nella realtà sono obbligato a metterci solo la mia scrivania!!!???

Sembra assurdo...è la realtà attuale dei fatti! 

2) l'Istituto di Informazioni Commerciali ha un rapporto con i clienti molto piu' imprenditoriale, per il volume delle richieste e nella gestione della pratica, ha una struttura aziendale a tutti gli effetti con un volume contabile importante e con personale ben inquadrato che gestisce richieste su richieste. 

Va da se che questa sia una attività imprenditoriale! Conosco società di informazioni commerciali nostre associate che fatturano 3-4 mln di euro l'anno...un investigatore che si occupa di separazioni non vede una mole del genere in 6 vite.

Le informazioni commerciali, radicalmente diverse dal sottoscritto dedito alle indagini difensive, fanno sempre parte della famiglia delle investigazioni, ma è un'attività radicalmente diversa per orientamento e progetto lavorativo.

Queste due facce della stessa medaglia DEVONO avere la possibilità di scegliere cosa fare e non essere costrette ad una azione obbligata da un legislatore che non ha mai aperto una p.iva e non sa cosa significa gestire un'attività o una professione, tra tasse, adempimenti, prescrizioni e clienti che non pagano, come quella della licenza art.134.

Ora. Perche' questo succede?? Perche' in realta' siamo una categoria che fa acqua da tutte le parti, tutti si lamentano ma nessuno fa niente.

Con la Leonardo Intelligence ho tentato, e tento, da anni di far capire a tutti i Titolari che se non ci associamo in una voce comune e non facciamo richieste INSIEME non aggiusteremo mai questo settore. Noi in meno di 10 anni abbiamo fatto tantissimo e lo sanno solo i nostri associati...la vanagloria la lasciamo agli altri.

Il 14 febbraio 2013 ho mandato personalmente, come Presidente della Leonardo, una raccomandata al Ministero Interni chiedendo, sinteticamente:

- siamo professionisti o no?!


- Di fatto il nostro albo siete voi o no?

- E' uscita la "
L 14/01/2013 n.4" delle professioni non organizzate...mica ci vorrete far rientra in tale legge?!?!?! ...visto che l'investigatore esiste quale PROFESSIONISTA dal 1931!!!!

Non ho mai avuto risposta...ma, purtroppo, oltre noi nessun altro si è interessato a questo problema che, ad oggi, dopo 5 anni sembra aver risvegliato chi solitamente dorme.
Comunque...alla risposta è obbligatorio iscriversi in camera di commercio per gli investigatori privati??? SI!!! Per una circolare ministeriale del
12/06/2015....e per colpa di una categoria di improvvisati, dormienti ed esperti dell'ultima ora, di cui io stesso faccio parte, che non sa far valere le proprie ragioni.

Buon lavoro a tutti
Il Presidente

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