martedì 4 giugno 2019

Investigazioni e dati raccolti da internet.

Molte volte viene posto il quesito se i dati raccolti da internet sono effettivamente utilizzabili.

C'è una leggenda metropolitana, derivante da una errata interpretazione della privacy, che fa credere che tutto quello che si trova in internet sottostia ad una specie di zona franca o terra di nessuno e tutto quello che trovo lo uso un po' come mi pare...non è così.

È vero i dati che si trovano in internet, foto e video inclusi, sono a disposizione del pubblico per la consultazione NON l'utilizzo incondizionato, sopratutto se parliamo di privati cittadini. Escludiamo tutto quello che riguarda personaggi pubblici o di pubblico interesse che seguono principi leggermente diversi.

Rimanendo nel nostro settore, le investigazioni private, lo scopo di utilizzo dei dati raccolti da internet non è paragonabile a quello di un privato cittadino. O meglio. Mentre il privato cittadino non può e non deve avere altri fini se non quello della consultazione personale, la divulgazione potrebbe essere contestata anche sotto il principio del diritto d'autore, l'investigatore privato ha una specifica in più...secondo l'art. 134 TULPS può raccogliere informazioni conto terzi.


Questo passaggio è importante. C'è una norma, in questo caso l'art. 134, che autorizza specificatamente un professionista nella raccolta di informazioni, ma questa raccolta, deve avere un fine preciso e determinato... la difesa di un diritto civile nei confronti di un terzo.

Quindi l'investigatore privato non puo' raccogliere indiscriminatamente dati per internet e divulgarli un po' come gli pare, ma, se i dati che raccogliere sono necessari, importanti, risolutivi, per il caso che gli è stato affidato da un terzo, come recita l'art. 134 TULPS, allora potrà utilizzare quanto raccolto, NON per la divulgazione ma solo per ii fini di indagine e le proprie deduzioni.

Arriviamo all'ultimo punto spinoso. Posso inserire questi dati raccolti nella relazione?

Argomento molto lungo e non esauribile in poche battute, ma, se i dati raccolti sono determinanti ai fini di indagine per provare cio' che si cercava, se i dati non ledono i diritti di un terzo, se i dati sono stati acquisiti nel rispetto delle disposizioni privacy...possono essere inseriti in relazione cercando, per quanto possibile, di escludere o annerire tutte quelle informazioni di persone non direttamente interessate nell'indagine.


Molte volte è successo che trovando una foto su facebook di un marito in atteggiamenti affettuosi con una donna, l'investigatore incaricato dalla moglie per accertare eventuale infedeltà, abbia prontamente raccolto i dati ed inseriti in relazione....cosa è successo? Denuncia!

Perchè? Perchè l'obiettivo di indagine è provare l'infedeltà e non divulgare le foto della presunta amante, che, sentitasi lesa nella propria privacy, con il sacrosanto diritto di frequentare liberamente chi vuole e di non essere "relazionata" da nessuno, ha denunciato il povero investigatore.

Quindi sarebbe bastato annerire nella foto il volto della presunta amante e non sarebbe successo nulla.

Questo settore è difficile e bisogna conoscerlo davvero...STUDIATE!. Frequentare corsi da CSI, Cyber Crime, Ethical Hacking, se si intende lavorare nelle investigazioni private, non serve a niente se non si conoscono le basi..

Leonardo Intelligence
www.leonardointelliegence.it


lunedì 3 giugno 2019

Investigatore, professionista o imprenditore?

Argomento spinoso, dibattuto e che provoca non pochi litigi.

Per il TULPS l'investigatore privato è qualcuno che fa investigazioni e che si può avvalere di collaboratori. Questo lo rende un professionista o un'azienda?

È uguale direte voi....ma purtroppo non è così.

Se l'investigatore privato fosse considerato un professionista, come l'avvocato, e potesse avvalersi di collaboratori, come l'avvocato, allora non ci sarebbe bisogno di iscriversi in camera di commercio con azienda.

Di fatto l'investigatore privato mette a disposizione dei propri clienti non una attività industriale ma una capacità che ha avuto modo di affinare nel tempo, le proprie intuizioni, le proprie deduzioni e il proprio saper fare che rientrano definitivamente nell'attività professionale.

In un certo senso l'investigatore che mette a disposizione dei sui clienti la propria struttura, non vende la struttura, ma il proprio metodo e la propria capacità di risolvere le situazioni...vende se stesso.

Detto questo potremmo senza dubbio attribuire all'attività di investigatore privato un etichetta di attività professionale che non ha bisogno di iscrizione in camera di commercio.

Ma è anche vero che alcuni punti attività dell'agenzia investigativa hanno una fattispecie lavorativa ben diversa, un esempio? L'attività commerciale, chiamata in passato antitaccheggio, l'attività di addetti ai servizi di controllo, l'attività di informazioni commerciale.

Queste attività sono ben diverse dalla pura attività di indagine e richiedono una struttura completamente diversa. Il personale diventa il centro dell'attività produttiva, per fare una attività di sicurezza fuori da un locale è impensabile che l'investigatore ci vada da solo, e gli investimenti nelle infrastrutture, come nel caso delle informazioni commerciali, sono investimenti importanti, soprattutto nei sistemi informatici che, la normale attività di investigazioni in ambito familiare, non ha.

Alla luce di questi nuovi fatti sembrerebbe che attività di investigatore privato sia un'attività aziendale che ha bisogno di una struttura aziendale e infrastrutture...e la registrazione in camera di commercio.

A mettere ancora più confusione nella storia infinita tra professionista e azienda c'è la Legge 4.

"Disposizioni in materia di professioni non organizzate" (L. 14 gennaio 2013 n. 4) che disciplina la qualificazione delle competenze dei professionisti che esercitano la propria attività al di fuori di albi e collegi. Il provvedimento è entrato in vigore il 10 febbraio 2013.

La Legge regola le professioni non organizzate e c'è chi dice che gli investigatori rientrano nella legge n.4 (non facciamo nomi le persone sono suscettibili).

Far rientrare le investigazioni nella legge n.4 è veramente una cosa che fa arrabbiare, non poco, sopratutto perchè l'attività di investigatore privato è specificata dal TULPS sin dal lontano 1931.

La categoria soffre di una confusione enorme e di una norma spesso lacunosa e contraddittoria. C'è da dire che se la categoria tutta si sentisse tale e capisse un po' di più l'importanza dell'attività associativa molte richieste alle istituzioni sarebbero prese in modo diverso.

Per il momento ci teniamo l'iscrizione in camera di commercio e la legge n.4 come l'attività professionale non riconosciuta dei cercatori di fantasmi.

Leonardo Intelligence
www.leonardointelligence.it

sabato 1 giugno 2019

Per lavorare nelle investigazioni private serve una laurea?

La risposta secca è NO. Ma bisogna capire un passaggio fondamentale.

1) Se si vuole iniziare a lavorare nel settore investigativo:
a) non c'è bisogno di alcun titolo;
b) non c'è bisogno di alcun corso di abilitazione
c) non bisogna aver avuto esperienza nelle forze dell'ordine
d) non c'è bisogno di una laurea

Il TULPS dice chiaramente che un collaboratore per incarichi elementari deve essere selezionato dal solo titolare dell'agenzia, l'agenzia stessa è responsabile per la formazione del collaboratore.

Il Titolare dell'agenzia è obbligato alla segnalazione del collaboratore per incarichi elementari presso la propria Prefettura di appartenenza, per conoscenza alla Questura e gli deve essere garantito un contratto di collaborazione a chiamata.

Quindi, se l'obiettivo è iniziare a collaborare con qualche agenzia investigativa per capire se questo settore fa per voi...basta mandare qualche cv in giro.


Il sapersi dare da fare e la motivazione contano di più dei corsi da super-eroi.

2) Una volta fatta l'esperienza da collaboratore, se si vuole diventare Titolare di una Agenzia, cioè un Investigatore Privato autorizzato, bisogna:
a) avere una laurea;
b) avere un corso di perfezionamento teorico-pratico di livello universitario;
c) avere un periodo di lavoro presso una agenzia investigativa con almeno 5 anni di attività.

L'impressione è che tante persone, tanti giovani, affrontano questa professione dalla fine, o meglio, decidono di avvicinarsi a questo settore dal corso di laurea e solo alla fine, magari, si rendono conto che questo lavoro non fa per loro, che non era quello che si aspettavano e che nel percorso di studi non sono stati preparati alla realtà professionale delle investigazioni private.

Il consiglio è NON AFFIDATEVI AD IMPROVVISATI, AVVENTORI, MILLANTATORI e GURU che vi promettono lavoro nelle investigazioni a fronte di corsi da SUPEREROI, AGENTI SEGRETI...e similari.

Le ASSOCIAZIONI DI CATEGORIA vi sapranno guidare e dare il giusto consiglio, GRATUITO,  per avvicinarvi a questo settore e, eventualmente, sul percorso per diventare Titolari.


La nostra associazione di categoria, riconosciuta dal Ministero degli Interni, è disponibile a rispondere a questo tipo di domande ed aiutare gli interessati a seguire il giusto percorso in questo nostro bellissimo ma tormentato settore.

Per le domande >> pagina contatti <<


Leonardo Intelligence
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venerdì 31 maggio 2019

Casi di investigatori denunciati per utilizzo GPS.

Le richieste di AIUTO alla nostra associazione le abbiamo sempre avute. La cosa interessante è che, quasi sempre, le richieste di aiuto arrivano da Titolari di Agenzia Investigativa che NON sono nostri associati!!!!

La richiesta più frequente di aiuto è sul GPS e sulle denunce derivanti dall'utilizzo improprio di questo sistema di pedinamento, molto utile, ma che ha delle fattispecie di impiego da capire bene prima di essere utilizzato.

Se vi state chiedendo perché alcuni investigatori vengano denunciati per l'utilizzo del GPS...è evidente che non avete mai partecipato ad un nostro seminario.

La frase più frequente che ci sentiamo dire al telefono, da chi ci chiede aiuto e NON è un nostro associato, è:"ma a quel corso li mi dissero che si poteva fare!".

Partecipare a corsi e seminari di improvvisati, sedicenti esperti, millantatori senza credito,  produce effetti gravissimi all'immagine del settore investigativo e danneggia direttamente  tutti quelli che ne fanno parte!

Utilizzare il GPS in modo improprio, è molto più facile di quanto si possa pensare, e porta quasi sempre ad una denuncia per violenza privata...nei casi più semplici.

Il problema del GPS è la liceità di utilizzo. Una piccola guida di approfondimento sull'argomento la potete trovare sul nostro sito nella sezione pubblicazioni "L'investigatore privato e il GPS. Liceità d'utilizzo".
 

Una esortazione quasi paterna...partecipate ai seminari delle ASSOCIAZIONI DI CATEGORIA! Studiate! Tenetevi aggiornati! Questo lavoro è difficile ed ha bisogno di persone preparate.

Leonardo Intelligence
www.leonardointelligence.it

giovedì 30 maggio 2019

Corso per diventare investigatore, esite????

La risposta secca è NO! Non esiste un corso che abiliti all'attività di investigatore o un corso per "diventare" investigatore privato!!!!

Queste cose sono formule che vengono utilizzate da strutture che non conoscono il settore investigativo e della sicurezza....solo per vendere corsi!!!!

Esistono TANTE strutture di improvvisati che tentano di fare corsi ed in modo goffo di copiarci e tanti giovani ci cascano!!!! STATE ATTENTI!!

La conoscenza del settore investigativo e della sicurezza è solo delle ASSOCIAZIONI DI CATEGORIA!

Solo le associazioni di categoria vi sanno dare la garanzia della formazione in questo settore e mettervi sulla strada giusta.

Siccome non molti sanno cos'è una ASSOCIAZIONE DI CATEGORIA rimandiamo a questa definizione per capire meglio https://it.wikipedia.org/wiki/Associazione_di_categoria 

La Leonardo Intelligence è una associazione di categoria, riconosciuta dal Ministero degli Interni, e da più di 10 anni si dedica al settore investigativo e della sicurezza portando innovazione, formazione, divulgazione e cultura.

Le cose che ci rendono unici:
1) siamo gli unici ad avere una biblioteca scientifica dedicata al settore investigativo;
2) siamo i primi in Italia ad aver proposto la formazione pratica;
3) abbiamo un corso di laurea in investigazioni con Unitelma Sapienza;
4) abbiamo fondato albonazionaleinvestigatori.it
5) monitoriamo periodicamente gli aggiornamenti normativi;
6) siamo gli unici a pubblicare periodicamente orientamenti normativi.

Diffidate dalle imitazioni.
Leonardo Intelligence


lunedì 20 maggio 2019

Difesa Abitativa e le basi della sicurezza


Personalmente penso che le armi debbano essere usate solo da professionisti che capiscono la responsabilità, il pericolo e le conseguenze, anche morali, insite nel maneggio di questi strumenti di offesa.

Ad oggi è purtroppo passato il messaggio che se un ladro entra in casa si possa uccidere!

Immaginiamo un imprenditore che decide di avere un arma a casa per difendere la propria famiglia. Arriva il giorno in cui qualcuno effettivamente entra nell'abitazione dell’imprenditore e questo, con estrema prontezza, riesce a reagire agli intrusi e spara.

Tutto questo però accade difronte ai figli piccoli ed alla moglie che vedono il ladro cadere, gli schizzi di sangue sulle pareti, il corpo del ladro riverso a terra, la chiazza di sangue sul pavimento. Urla, strilli, pianti.

Poi arrivano i Carabinieri che cercano di capire cosa è successo e mettono tutto sotto sequestro, la mamma e i bambini sono costretti ad andare qualche giorno dai nonni, mentre il papà imprenditore deve mancare a lavoro perchè il PM arrivato sul posto lo chiamerà anche successivamente per capire la dinamica dei fatti.

I giornalisti non mancheranno. Foto, richieste di intervista, citofono e telefono che squillano a tutte le ore.

Quando poi questa prima ondata travolgente passa, resta l'aver ucciso magari un ragazzo di 20anni. Sì, era un delinquente. Sì, era un pregiudicato. Sì, forse lo meritava. Sì...ma aveva 20anni. E questo pensiero, nella mente di una brava persona, che ha sempre lavorato per garantire una bella vita a se ed alla propria famiglia e che si è trovato costretto a difendere il proprio nucleo familiare con un gesto estremo....diventa un tormento.

Inoltre, pensiamo ai risvolti sociali più elementari, siccome secondo la discussa norma appena approvata, è lecito uccidere un ladro che entra in casa, non è escluso, che si possa pensare di poter reagire allo stesso modo in un aggressione per strada, in una delle tante rapine negli esercizi commerciali, agli scippi, ai borseggi in metro, sul bus...e così via.

Io penso che la difesa è una cosa seria e che le armi non sono uno strumento di prevenzione ma di offesa e repressione. È importante parlare di sicurezza ed è importante far capire alle persone che non ci si può esimere dall'attenzione perchè, la sicurezza, è una responsabilità personale che non può essere demandata ad un arma.

Un esempio? Non mi sento al sicuro perchè dei vicini hanno subito dei furti in casa e decido di far diventare la mia abitazione una specie di fortezza con tanto di coccodrilli nel fossato, telecamere che riprendono anche in bagno, bunker sotterraneo con viveri per 25anni, persiane blindate antiproiettile...e un bazooka sul comodino. Pero', quando rientro in casa con le borse della spesa, per comodità, lascio la porta blindata aperta e qualche volta dimentico le chiavi attaccate fuori dalla porta...chi mi difenderà? Il bazooka?

Le basi della sicurezza.
L'esempio sembra stupido ma non lo è, ma soprattutto, sottolinea alcuni principi chiave che dovrebbero far riflettere sulla propria sicurezza e di quella dei  nostri cari che ci sono intorno:
1) responsabilità personale;
2) attenzione;
3) opportunità;
4) prevenzione.

L'elenco non è in una successione casuale. La responsabilità personale è il primo punto da cui partire per iniziare a parlare di sicurezza. Demandare a sistemi di telecamere, ad un allarme e/o ad un arma il proprio senso di sicurezza è una deresponsabilizzazione della nostra coscienza, un palliativo al vero senso di responsabilità personale.

La sicurezza è quindi una responsabilità e la responsabilità richiede attenzione. L'attenzione è un senso straordinario che abbiamo dimenticano in alcune declinazioni. Dedicare attenzione ad un video sul web non è l'attenzione di cui abbiamo bisogno. Diceva uno dei più grandi esperti di sicurezza la mondo, Gavin De Becker, in uno dei più bei libri scritti sulla sicurezza - Il dono della paura - il senso dell'attenzione è dentro di noi, ma non lo ascoltiamo, facciamo quasi finta che quella vocina che ci avverte che qualche cosa non va non esista. Eppure la natura ci ha fornito tutti gli strumenti per capire il pericolo (la paura) e garantirci la sopravvivenza. Non dobbiamo, quindi, allenarci ad assere attenti ma ad ascoltare e fidarci del nostro senso di attenzione.

Il senso di attenzione deve essere ovviamente contestualizzato e non può essere rivolto a qualsiasi cosa, ma sopratutto, non deve diventare paranoia verso l'ignoto. Questo ci porta al terzo principio di sicurezza che è l'opportunità. Cioè, se creo opportunità creo rischi. Sì, siamo noi a creare opportunità ed a permettere che alcuni eventi si verifichino, tipo: le chiavi lasciate attaccate al portone blindato di casa. Se lascio che una disattenzione del genere avvenga, a nulla mi serviranno i sistemi missilistici antiaereo installati sul tetto. Fare pace con il principio di opportunità, o meglio, accettare che siamo noi a permettere alcuni eventi per disattenzione, è dura, ma è il primo passo verso la vera sicurezza.


Faccio un esempio. Diverso tempo fa una persona molto conosciuta del mio quartiere mi chiede aiuto perchè era la terza volta che i ladri gli entravano in villa con lui e la sua famiglia dentro. Arrivato sul posto vedo una villa bellissima, ma il muro di cinta rotto in due punti, il cancello di ingresso, vecchio, arrugginito e pesante, tanto che bisognava aprirlo a spinta. Il retro della villa dava su un parco stupendo che confinava con una stradina bianca, a delimitare l'area una sorta di rete da campo di calcetto con un cancelletto da pollaio. La villa in se aveva persiane blindate, allarme di movimento perimetrale e un sistema di telecamere a circuito chiuso che guardava in punti discutibili, ma è un'altra storia.

Ora. Perchè i ladri entrano solo quando le persone erano a casa? Perchè d'estate le persiane blindate rimanevano aperte per far passare un po' d'aria, il perimetrale veniva escluso per lasciare liberi i cani e i gatti che facevano avanti ed indietro...quale momento migliore per effettuare una rapina:
1) quando non c'è nessuno, forzando le persiane?
2) scavalcare il muro di cinta rotto ed entrare a casa la sera d'estate?

Se abbiamo capito i primi tre principi della sicurezza, responsabilità, attenzione ed opportunità, avremo fatto una cosa straordinaria che si chiama prevenzione. Ma bisogna anche sapere che la sicurezza al 100% NON esiste e che l'evento straordinario che ci prende alla sprovvista rientra nella normale imprevedibilità della vita, ma, se siamo responsabili, attenti e riduciamo le possibili opportunità, riduciamo anche i possibili rischi e fatto una vera ed efficace prevenzione.

I quattro principi base della sicurezza sono un punto di partenza obbligatorio, dopodiché, interessarsi su metodi e tecniche di difesa abitativa in termini di sistemi di allarme, sistemi dissuasivi perimetrali, sorveglianza elettronica e, a mio parere non per tutti, l'utilizzo e detenzione di un arma, sono argomenti da prendere in considerazione e necessariamente da approfondire.


Sopratutto in tema di armi bisogna confrontarsi con l'argomento, il primo passo da fare potrebbe essere andare in poligono e iniziare a vedere se l'utilizzo di una pistola, per esempio, risulta congeniale, comodo e sopratutto, come capita quasi sempre, non se  abbia una paura inconscia che non si vuole ammettere.

Il secondo passo con cui confrontarsi è il principio che le armi se ci sono vanno usate! Avere un arma per tirarla fuori in caso di bisogno ma solo nella speranza che il maleintenzionato scappi, non solo non serve a niente, ma si rischia di farsi ammazzare. Meglio essere disarmati, dare i soldi contanti, e mettere in fuga il rapinatore soddisfatto che non si è sentito minacciato da armi.

Ho seguito con molto interesse la politica di Emergency sulla propria sicurezza e dei loro operatori che operano in zone del mondo veramente pericolose.

Praticamente ai nuovi arrivati viene consigliato di girare sempre con almeno 50 dollari in contanti in tasca, il motivo è: i rapinatori occasionali sono violenti, spregiudicati, drogati e vogliono i soldi:
1) un operatore di Emergency senza soldi non è credibile e richia di farsi ammazzare;
2) solo 10 dollari in tasca non gratificano l'agressore;
3) reagire è uno sbaglio e comprometterebbe il lavoro dell'organizzazione;
4) reagire esporrebbe l'organizzazione ad altri attacchi;
5) 50 dollari è una somma pensata per gratificare l'aggressore e metterlo in fuga.

Credo che sia uno degli esempi di sicurezza più alti e consapevoli mai messi in campo...senza sparare a nessuno.


Conclusione.
Nel seminario del 22 e 23 giugno 2019 proveremo ad affrontare tutti questi argomenti ed approfondire con i partecipanti i principi base della sicurezza.
http://www.leonardointelligence.it/poligono_programma_22GIUGNO2019.pdf

Vogliamo dare una visione completa dell'argomento, nella prima fase in aula, parleremo di sicurezza a 360°, nella seconda fase in poligono, faremo avvicinare i partecipanti, in modo dolce e controllato sotto la supervisione di istruttori qualificati, all'utilizzo di un arma da fuoco.

L'intento di tutto questo NON è avvicinare le persone al mondo delle armi, ma, aiutare i partecipanti a rispondere ad una domanda molto personale, e cioè, ho veramente bisogno di un arma per la mia sicurezza?

Grazie per l'attenzione e vi aspetto in tanti.
Ten. Rabita
Presidente Leonardo Intelligence

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mercoledì 27 marzo 2019

La UE all'ATTACO dei Giganti del Web



Il GDPR è stato una pietra miliare dell'attacco da parte della UE ai giganti del web. Il Prof. Prodi diceva, giustamente qualche giorno fa alla trasmissione Piazza Pulita su la7, che solo la UE ha avuto l'ardire di riportare i nuovi miliardari che godono di una no-fly-zone virtuale, dove tutto sembra concesso, alla dura realtà della regolamentazione e fondamentalmente alle tasse.

La fortuna del web è sempre stata che, tutti quei soldi che girano, sfuggono al controllo dei paesi occidentali con buona pace delle tasche di pochi.

L'entrata in vigore del GDPR ha portato nientemeno che Zanckeber in persona, che ad oggi sembra di nominare invano un dio greco, ad un tavolo di discussione ed a un accordo che sinteticamente dice, vuoi fare affari in Europa? Garantiscici il rispetto delle norme Europee e paga le tasse!

La cosa ha funzionato e il fondatore di Facebook ha accettato di pagare una multa milionaria rispetto un trattamento di dati illecito condiviso con WhatsApp.

In questi ultimi mesi si è parlato poco e male del diritto d'autore e della nuova normativa UE.

I Colossi di internet si sono mobilitati per fermare la manovra per un motivo essenziale...fanno vagonate d'oro semplicemente non pagando gli autori di contenuti.

Facciamo un esempio...un giornalista esperto in politica internazionale e/o più semplicemente un esperto di questioni mediorientali che tiene un blog dove parla delle proprie ultime analisi sul panorama siriano scrive un articolo interessante che è frutto di ricerca, raccolta informazioni e proprie elaborazioni.

Ora, il blog di questo esperto non è proprio conosciutissimo e non se lo fila nessuno.

Qualcuno trova la sua analisi interessante e condivide l'articolo che poi viene copiato ed incollato mille volte in giro sul web...senza citare la fonte, anzi, modificandolo anche in parte per far sembra che sia un elaborato originale....bene, fino ad oggi era impossibile fare in modo che venisse riconosciuto il diritto di autore e chiedere, per esempio, alle piattaforme di cancellare le cose scopiazzate o clonate.

Ad oggi le piattaforme web devono garantire:

1) i diritti per l'utilizzo online delle pubblicazioni di carattere giornalistico;
2) l'ottenimento di un'autorizzazione a usare il materiale coperto da copyright;
3) i massimi sforzi per evitare la pubblicazione;
4) l'eventuale rimozione per i contenuti senza licenza di utilizzo.


La direttiva NON tocca Wikipedia e tutte quelle piattaforme di condivisione culturale open senza fini di lucro...anche se Wikipedia in questi ultimi mesi ha fatto intendere che con la nuova direttiva UE avrebbe praticamente chiuso i battenti.

La norma UE sul diritto d'autore ha, come è stato per il GDPR, 24 mesi per l'adeguamento e per la ricezione nazionale di tutti i paesi membri...il che vuol dire che aspettiamo in Italia il DL di assorbimento. Vediamo che succede.

Cosa centra tutto questo con il settore investigativo?

Beh...farsi questa domanda vuol dire non conoscere il settore delle investigazioni private. L'ambito della salvaguardia del diritto d'autore è sempre stato, è e sarà, anche grazie a questa nuova direttiva UE, uno dei campi più floridi del lavoro delle Agenzie Investigative.

Certo, serve conoscere le norme, il chè vuol dire studiare, non è sicuramente un'indagine per infedeltà coniugale (ramo che andrà piano piano esaurendosi anche e sopratutto per colpa dell'abusivismo dilagante nel settore), ma sopratutto è un'attività che permette di mettere in campo ed esprimere tutta la professionalità dell'investigatore privato.

Quindi...rivolgendomi alle nuove generazioni che vogliono entrare in questo settore, studiate, la cultura ripaga sul lungo termine e, a tutti quei Titolari che recriminano la propria professionalità rispetto ad avventori, abusivi ed improvvisati...STUDIATE!!! E' la cultura che vi permetterà di fare la differenza.

Buon lavoro a tutti
Il Presidente
www.leonardointelligence.it

mercoledì 20 marzo 2019

Privacy Management per Agenzie Investigative - 23 Marzo. Roma


 
 
Nel seminario di questo sabato 23 Marzo su Privacy Management per Agenzie Investigative, al Novotel Roma-est, parleremo di molte cose importanti, tipo:

COSA FARE PER ADEGUARSI AL GDPR 2016/679
- individuare il titolare del trattamento
- redigere l’Informativa e il consenso
- individuare i Responsabili del trattamento interni all’Azienda, redigere e sottoscrivere le nomine
- individuare i Responsabili del trattamento esterni all’Azienda, redigere e sottoscrivere le nomine
- individuare le adeguate misure di sicurezza fisiche e informatiche con riferimento alla tutela dei dati
personali
- eseguire una valutazione d’impatto PIA
- nomina di un DPO su base obbligatoria o volontaria
- creazione del registro dei trattamenti su base obbligatoria o volontaria

In questo modo sara' definitivamente chiaro a tutti i partecipanti quali sono i parametri di adeguamento al GDPR....ma parleremo specificatamente anche del settore investigativo e COSA CAMBIA IN RELAZIONE A:
- mandato investigativo
- iscrizione dell'incarico sul registro degli affari
- interazione con l'interessato
- UTILIZZO DEL GPS

E' un evento da non mancare assolutamente!

Per tutte le info su come partecipare e i posti ancora disponibili
info@leonardointelligence.it

Vi aspetto
Il Ten.

martedì 12 marzo 2019

PRIVACY - ACCESSO NEGATO ALLE FOTO DELL'INVESTIGATORE



Aumentano i provvedimenti a tutela del lavoro e della professionalità dell'investigatore privato, nel caso di specie, con provvedimento del 31.01.2019 il Garante Privacy ha ritenuto legittimo il diniego all'accesso alle immagini scattate dall’investigatore privato.

La richiesta, avanzata dalla persona fotografata, era stata avanzata per poter accedere alle fotografie scattate per documentare l'infedeltà. L'investigatore interessato aveva, di contro, negato legittimamente la possibilità di accesso.

La possibilità di accesso alle foto da parte dell'interessato, anticipato rispetto alla causa, arrecherebbe, secondo il Garante, un pregiudizio effettivo e concreto alla controparte che intende difendere il proprio diritto in sede giudiziaria, soprattutto se questi ha anche l’onere della prova.

La legittimità del rifiuto trova fondamento nell’art. 23 comma 1, lett. j) del Regolamento UE 2016/679 ed annesso considerando n. 73, nonché dell’art. 2-undecies, comma 1, lett. e), del D. Lgs. 196-2003 (Codice Privacy) come recentemente riformato dal D.Lgs. 101 del 10 agosto 2018.


D’altronde è sufficiente ricordare che l’art. 2-undecies del Codice Privacy prevede che “I diritti di cui agli articoli da 15 a 22 del Regolamento (tra cui, appunto, il diritto di accesso) non possono essere esercitati con richiesta al titolare del trattamento ovvero con reclamo ai sensi dell’articolo 77 del Regolamento qualora dall’esercizio di tali diritti possa derivare un pregiudizio effettivo e concreto: […] e) allo svolgimento delle investigazioni difensive o all’esercizio di un diritto in sede giudiziaria”.


In questa circostanza quindi, e circostanze similari, l’esercizio del diritto da parte dell'interessato può essere “ritardato, limitato o escluso con comunicazione motivata e resa senza ritardo all’interessato […] per il tempo e nei limiti in cui ciò costituisca una misura necessaria e proporzionata, tenuto conto dei diritti fondamentali e dei legittimi interessi dell’interessato” (cfr. art. 2-undecies cit., comma 3).

A. Pedicone
Consigliere Studi Legislativi
Leonardo Intelligence 

sabato 2 marzo 2019

Privacy e controllo occulto lavoratore - Sentenza Cassazione 1Marzo2019


Privacy e controllo occulto lavoratore
Cassazione, ordinanza 6174 depositata 1 marzo 2019.

 

 















Con sentenza della Cassazione 6174 si sancisce, legittimo il controllo dell’agenzia investigativa sul dipendente anche in luoghi pubblici ma, precisa la Suprema Corte, per fatti che devono essere estranei alla prestazione lavorativa.

Viene quindi respinto il ricorso al licenziamento del lavoratore estromesso dall’azienda per essersi ripetutamente allontanato dal posto di lavoro senza timbrare il cartellino.

La Corte di Cassazione ha rilevato che è possibile procedere ai cosiddetti controlli difensivi, volti a rilevare specifiche mancanze e/o comportamenti estranei alla normale attività lavorativa, e che questi possono essere eseguibili incaricando un'agenzia investigativa autorizzata per gli accertamenti di specie.

Il lavoratore in questione aveva contestato la legittimità dei controlli da parte dell'agenzia investigativa perché considerati in violazione della propria privacy.

La Suprema Corte sottolineato che i controlli del datore di lavoro, anche a mezzo di agenzia investigativa, sono assolutamente legittimi se finalizzati a verificare i comportamenti del lavoratore che possano configurare ipotesi penalmente rilevanti, attività fraudolente e/o che portino potenzialmente danno, diretto o indirette, al datore di lavoro.

Gli accertamenti non possono invece avere luogo se mirati a verificare l’adempimento e/o inadempimento della prestazione lavorativa del dipendente, in ragione del divieto previsto dallo statuto dei lavoratori.

Ha concluso quindi la Cassazione, nella sentenza 6174 del 01/03/2019, che il controllo effettuato sul dipendente non era diretto a verificare le modalità di adempimento della prestazione lavorativa bensì «la condotta fraudolenta di assenza del dipendente dal luogo di lavoro nonostante la timbratura del badge».


Inoltre, l'ipotesi di violazione della privacy del lavoratore, seguito dall'agenzia investigativa nei suoi spostamenti, non è applicabile, in quanto, il controllo è stato effettuato in luoghi pubblici e finalizzato ad accertare esclusivamente l’allontanamento dal posto di lavoro.

A. Pedicone
Consigliere Studi Legislativi
Leonardo Intelligence

lunedì 18 febbraio 2019

Licenziato il dipendente. Beccato dall'Investigatore Privato a fare shopping durante i permessi “104”.

Accertamenti sui permessi 104 con l'ausilio dell'Investigatore Privato.

 



Il datore di lavoro può incaricare un'agenzia investigativa per verificare le condotte estranee allo svolgimento della normale attività lavorativa, purché, queste siano rilevanti per il corretto adempimento delle obbligazioni sottese al rapporto di lavoro.

Lo sentenzia la Cassazione con l'ordinanza 4670 del 18.2.19.

La Suprema Corte sottolinea che: il licenziamento può essere messo in opera quando il lavoratore, che usufruisce dei permessi previsti dalla legge 104/92 per assistere il familiare disabile, è scoperto a fare shopping durante il periodo di permesso.

Per tale tipo di accertamento, l'azienda, può infatti ricorrere legittimamente al supporto di un'agenzia investigativa per controllare le condotte del dipendente che, anche se estranee all’attività lavorativa, sono comunque rilevanti sotto il profilo del corretto adempimento delle obbligazioni relative al rapporto di lavoro.

In questo caso quindi, il recesso dell'azienda è giustificato perché, l’interessato, approfitta della buona fede, non solo del datore di lavoro, ma anche dell’ente previdenziale che eroga il trattamento economico-assistenziale.

Tutto questo emerge dall’ordinanza 4670/19, pubblicata il 18 febbraio, dalla sezione lavoro della Cassazione. Niente da fare quindi per il lavoratore sorpreso dagli investigatori a fare shopping il 22, 23 e 24 dicembre....faceva i regali di Natale? Chissà. Sicuramente non stava prestando assistenza al parente con problemi di salute.

È interessante comunque notare che nella contestazione, la Suprema Corte, ha tenuto conto dei giorni nei quali l’azienda è stata effettivamente chiusa per le festività natalizie e scorporati dall'ordinanza.

A far scattare il licenziamento sono in ogni caso bastati i tre giorni del mese successivo, nei quali, il lavoratore, si è recato in una sola occasione di un paio d’ore, presso la casa del parente da assistere.

Nella presente ordinanza della Cassazione si esclude la violazione degli articoli 2 e 3 dello statuto dei lavoratori, perché: i detective non sconfinano nella vigilanza sull’attività lavorativa, che è riservata al datore e ai suoi collaboratori.

È quindi legittimo il ricorrere all'ausilio di “007” privati nei periodi di sospensione del rapporto lavoro quando si sospetta che il dipendente usi i permessi 104 per sé e non per aiutare il congiunto in difficoltà.

Concludendo, per il lavoratore che utilizza permessi 104 per fare altro, si configura l’abuso del diritto di cui all’articolo 33 della legge 104/92, in primis, nei confronti del datore di lavoro che è privato ingiustamente della prestazione, e dopo, dell’istituto previdenziale che paga trattamento economico-assistenziale.