giovedì 15 febbraio 2018

Registro del trattamento dei dati

La cosa è più grave di quanto pensassi ultimamente, dopo aver inviato delle informazioni ad un ente che mi chiedeva consiglio sull'adeguamento privacy per la sadenza del 24 maggio 2018, mi risponde lo studio legale dell'ente sopracitato, testuali parole:"ad oggi non ci risulta essere mai stato istituito un registro del trattamento...".

Questo mi veniva mandato per PEC da uno studio legale molto conosciuto.



 










Ripeto, la cosa è più grave di quanto pensassi, questa privacy non la conosce nessuno e non sembra interessare a nessuno. In realtà il cambiamento è in atto ed è un cambiamento epocale, quanto meno per la storia dell'Europa, o meglio, è la prima volta che una norma Europea abbia standardizzata effettivamente tutta la comunità UE e sia considerata assorbita completamente anche prima dei decreti legislativi di aggiustamento emanati da ciascun paese membro.


Il registro del trattamento non è solo una norma specifica del nuovo regolamento privacy 679/2016 ma sarà la prova che si stanno eseguendo i trattamenti secondo il GDPR. Basti pensare che la mancanza del registro, che può essere elettronico o cartaceo con libera scelta dell'ente o dell'organizzazione, porta una multa fino a €120000 e molto di più se trattasi di multinazionale che conserva i dati fuori dall'Europa.

Credo che come sempre siamo nel sentito dire e ultimi nel sapersi adeguare in Europa ai cambiamenti importanti. Questo ci porta a essere il fanalino di coda nella crescita e nello sviluppo del nostro paese, rispetto ai nostri cugini europei, e anche il lavoro ne risente, visto che anche professionisti affermati danno per certe informazioni decisamente sbagliate.

Il consiglio è di studiare e di studiare tanto perché la nuova privacy influirà direttamente sulla vita di tutti noi, delle aziende e degli enti.

Ma il nuovo regolamento o GDPR dovrebbe essere visto sopratutto come una opportunità, come? Semplificazione e nuove opportunità di lavoro qualificante per i giovani.

In ogni caso...cos'è un registro dei trattamenti e come tenerlo aggiornato?

Il registro è fondamentalmente un elenco, in qualsiasi formato, elettronico o cartaceo dove vengono annotati tutti i i trattamenti che sono stati consentiti, nel registro vanno annotati, i parametri di consenso, le finalità di consenso, la cancellazione e cosi' via.

Il registro dei trattamenti verra' richiesto dal Garante nazionale per il controllo, saltuario o periodico, al buon assorbimento della norma privacy 679/2016 e sara' parametro di riferimento nella valutazione della sanzione.


Bene...venite al nostro seminario di approfondimento perche' c'e' ancora tanto da dire!

Buon lavoro a tutti
Il presidente

martedì 6 febbraio 2018

Investigatori privati e l'obbligo di iscrizione in Camera di Comercio

Ogni tanto ci sono le mode e ogni tanto ci sono i corsi e ricorsi storici di persone che si svegliano all'ultimo minuto e si accorgo che ci sono cose che non vanno e che bisognerebbe cambiare.


 









In questo periodo arrivano "urla" di investigatori titolari che scoprono di avere l'obbligo di iscrizione alla camera di commercio.

L'obbligo deriva da una circolare del Ministero degli Interni risalente a qualche anno fa, più esattamente il 12/06/2015, che risolveva un dubbio amletico rispetto l'obbligo di iscrizione in Camera di Commercio o meno degli investigatori privati.

Ma da dove deriva questo dubbio amletico?

In realtà la questione è ancora aperta e trova ampia discussione per chi in realtà non conosce il settore investigativo della sicurezza. O meglio... gli investigatori sono attività professionale o attività imprenditoriale?

Sembra che a questa domanda non si riesca a rispondere ma soprattutto non si trova una quadra su quello che dovrebbe essere un albo già in essere da anni direi da decenni, per gli investigatori, ed un albo ancor più recente che è dedicato agli addetti ai servizi di controllo.

Perché parlare di albo? Perché esonera definitivamente dal dubbio se sia necessaria un iscrizione in camera di commercio o no.

La questione è più complessa di quel che sembra perchè l'investigazione include tantissime realtà, facciamo un elenco?
- investigazioni private
- aziendali
- informazioni commerciali
- difensive
- assicurative
- sicurezza
- ...ecc ecc ecc ecc.

Queste attività possono essere intraprese con spirito diverso e con impegni molteplici. 

Esempio.

Io mi occupo principalmente di indagini difensive. Le persone, e poi gli avvocati, vengono da me rappresentandomi un problema e io metto a disposizione la mia esperienza, la mia cultura, la mia conoscenza, il mio intuito, le mie capacità di analisi nel trovare una soluzione al caso sottopostomi...non trovate che io sia un professionista? No?!

Bene. Allora basti pensare che questi consigli mi vengono richiesti, la maggior parte delle volte da avvocati, proprio sulle indagini difensive, e dopo questo mio consulto sottopongono al proprio assistito le possibilità nella definizione di una linea difensiva.

Quindi, ancora pensate che io sia un commerciante che vende servizi? O un professionista a cui si richiede un parer importante che ha conseguenze importanti?

In ogni caso non possiamo dire che tutti gli ambiti del settore investigativo si assomiglino.

Esempio 2.

Le agenzie di informazioni commerciali hanno un'attivita' basata sui volumi. Mi spiego. Se una societa' di informazioni commerciali lavorasse su tre richieste l'anno come fanno molti investigatori che lavorano nel settore difensivo...chiuderebbero i battenti il giorno dopo.

I margini di guadagno per le aziende di informazioni commerciali che comprano le informazioni da banche dati pubbliche per poi assemblarli, elaborarli e rivenderli sono talmente piccoli, parliamo di centesimi, che se non lavorassero con sistemi informatizzati in grado di elaborare ed inviare centinaia di richieste al mese non avrebbero la possiblita' di restare aperti per molto.

Un istituto di informazioni commerciali ha quindi la necessità di avere personale in grado di portare aventi le pratiche dal punto di vista informatico, di una sede strutturata dove conservare un server importante con un elaborato sistema informatico, un sistema di sicurezza che monitori questo complesso flusso di informazioni e non per ultimo una fatturazione importante che è molto piu' vicina ad un supermercato che ad un investigatore "penale", per esempio, che fattura in media solo 8-10 volte l'anno.

Se mettiamo insieme i due esempi vediamo che:
1) il sottoscritto, nel mio rapporto personale con i clienti, avvocati, assistiti, mandanti...o come volete chiamarli, svolgo un'attivita' lontano dall'essere "industriale" o automatizzata (non si offendano i Titolari di informazioni commerciali ma sto facendo solo un esempio didattico) ma mi si richiede maggiormente un consulto personale sulla base delle mie capacità PROFESSIONALI!!!


Non per ultimo, su orientamento normativo attuale, a mio parere sbagliato, nel corso dell'attività di indagine difensiva NON posso avvalermi di collaboratori!!!!! Che razza di imprenditore "industriale" sono, senza personale...iscritto in camera di commercio per, in realtà, essere obbligato a stare da solo!!! Che faccio, in prospettiva potrei addirittura aprirmi un capannone industriale, ma nella realtà sono obbligato a metterci solo la mia scrivania!!!???

Sembra assurdo...è la realtà attuale dei fatti! 

2) l'Istituto di Informazioni Commerciali ha un rapporto con i clienti molto piu' imprenditoriale, per il volume delle richieste e nella gestione della pratica, ha una struttura aziendale a tutti gli effetti con un volume contabile importante e con personale ben inquadrato che gestisce richieste su richieste. 

Va da se che questa sia una attività imprenditoriale! Conosco società di informazioni commerciali nostre associate che fatturano 3-4 mln di euro l'anno...un investigatore che si occupa di separazioni non vede una mole del genere in 6 vite.

Le informazioni commerciali, radicalmente diverse dal sottoscritto dedito alle indagini difensive, fanno sempre parte della famiglia delle investigazioni, ma è un'attività radicalmente diversa per orientamento e progetto lavorativo.

Queste due facce della stessa medaglia DEVONO avere la possibilità di scegliere cosa fare e non essere costrette ad una azione obbligata da un legislatore che non ha mai aperto una p.iva e non sa cosa significa gestire un'attività o una professione, tra tasse, adempimenti, prescrizioni e clienti che non pagano, come quella della licenza art.134.

Ora. Perche' questo succede?? Perche' in realta' siamo una categoria che fa acqua da tutte le parti, tutti si lamentano ma nessuno fa niente.

Con la Leonardo Intelligence ho tentato, e tento, da anni di far capire a tutti i Titolari che se non ci associamo in una voce comune e non facciamo richieste INSIEME non aggiusteremo mai questo settore. Noi in meno di 10 anni abbiamo fatto tantissimo e lo sanno solo i nostri associati...la vanagloria la lasciamo agli altri.

Il 14 febbraio 2013 ho mandato personalmente, come Presidente della Leonardo, una raccomandata al Ministero Interni chiedendo, sinteticamente:

- siamo professionisti o no?!


- Di fatto il nostro albo siete voi o no?

- E' uscita la "
L 14/01/2013 n.4" delle professioni non organizzate...mica ci vorrete far rientra in tale legge?!?!?! ...visto che l'investigatore esiste quale PROFESSIONISTA dal 1931!!!!

Non ho mai avuto risposta...ma, purtroppo, oltre noi nessun altro si è interessato a questo problema che, ad oggi, dopo 5 anni sembra aver risvegliato chi solitamente dorme.
Comunque...alla risposta è obbligatorio iscriversi in camera di commercio per gli investigatori privati??? SI!!! Per una circolare ministeriale del
12/06/2015....e per colpa di una categoria di improvvisati, dormienti ed esperti dell'ultima ora, di cui io stesso faccio parte, che non sa far valere le proprie ragioni.

Buon lavoro a tutti
Il Presidente

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